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David Saddler…ritorno al futuro

Cari lettori,
navigando in rete in questa calda estate, tra tuffi veri e quelli nella memoria ho trovato un nome che ha subito riportato alla mente la mia adolescenza quando ancora “acerbo” muovevo i primi passi tra l’abbinamento di una giacca e la scelta di una scarpa, o quando al compimento dei 18 anni consumai la mia prima, vera “missione” da gentleman…trovare l’abito per festeggiare l’entrata nella maggiore età.

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Pitti uomo scalda i motori…

Dear readers,

puntuale come il raffreddore in autunno o le tasse in estate, ecco di nuovo ai nastri di partenza il Pitti Uomo, edizione numero 88.

Il concetto di “nastro di partenza” evoca una gara, una sfida ed allora vi spiego perché è giusto parlare in questi termini del Pitti…chi ha partecipato qualche volta all’evento mi può capire…a chi è mancata questa esperienza cercherò di raccontarlo 😉 (more…)

La giacca napoletana svela i suoi segreti…

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Cari readers,

spero le vostre vacanze siano andate bene. Le mie hanno lasciato una sola certezza…sono finite 🙂

E’ quindi tempo di tornare pian piano alle solite abitudini e così, con rinnovato entusiasmo riprendo l’immaginario percorso volto a  raccontare quel mondo del menstyle a me caro, nella speranza di rappresentare, per chi legge, una sana e costruttiva distrazione dai propri impegni quotidiani.

In molti (in realtà i quattro fedeli amici che mi seguono assiduamente 🙂 ) mi chiedono quali siano i tratti distintivi di una giacca “napoletana”, perché oggi si parla tanto, di mappine, rollini, sgrazilli e barchette, ma ho capito che c’è una certa confusione sull’argomento ed in fondo, in pochi, davanti ad una giacca sono davvero “preparati”. E così nelle vetrine dei negozi si leggono spesso parole quali tailored, bespoke, sartoriale, che non fanno altro che alimentare la confusione sull’argomento.

Ovviamente non ho la presunzione di far tornare il sereno nel cielo delle incertezze sartoriali, ma almeno mi sia concesso di far “passare” qualche raggio di sole, che permetta a chiunque di saper riconoscere le caratteristiche specifiche che connotano la giacca napoletana, oggi vero e proprio must have nel guardaroba maschile.

Nei miei precedenti articoli, oltre a qualche cenno storico ho già individuato alcuni tratti distintivi della giacca napoletana, quali il fatto che, nel monopetto è a “tre bottoni ma viene stirata a due”, ha un collo alto e presenta spacchi laterali profondi, che in molti casi possono arrivare anche ai 28-30 cm. La tasca applicata, invece, è a pignata, per la sua forma peculiare, simile a quella di una pentola. La tela all’interno è leggera, la fodera è a metà o è assente. La ripresa (pence) sul davanti si fa fino al fondo, il taschino in petto è a barchetta e i bottoni sulla manica sono uno, per il blazer sportivo e due distanziati, per l’abito. I revers sono ampi, in genere non meno di 8-10 cm.

Tutto chiaro? Ovviamente no e così ho pensato di mettere una lente di ingrandimento su ciascuno di questi elementi, così da chiarire meglio i singoli concetti.

La manica “a mappina”

images (1) La manica con l’aria vissuta, che non disdegna le pieghe all’attaccatura, dà la possibilità di muoversi con disinvoltura, senza mai conferire un aspetto ingessato, ma rilassato e disinvolto. La “repecchia” o “mappina” è proprio quella caratteristica che presupponendo un giromanica “a camicia”, si ottiene lavorando sulla lentezza della “tromba” della manica. Quest’ultima avrà un’ampiezza maggiore del giromanica e così quando si unisce la manica al giro si avrà proprio quell’effetto che fa effetto “straccio” o, appunto “mappina”, conferendo nel contempo alla giacca una maggiore elasticità nei movimenti della spalla.

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Uno dei “sostenitori” della manica a “mappina” è senz’altro Valentino Ricci, co-fondatore di Sciamàt, del quale ho già parlato qui. Infatti, nelle sue creazioni è evidente la piegatura che si forma sulla manica, che conferisce quell’aria vissuta e quasi “spiegazzata” alla giacca. Nello specifico il giromanica è molto stretto rispetto alla manica e così l’effetto voluto e creato è quasi un “arricciamento” della manica sulla spalla.

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La tasca “a pignata”

Altra caratteristica della giacca napoletana è il taschino sul petto, che a differenza del classico stile inglese viene tagliato leggermente concavo sull’orlo superiore, in modo che risulti simile al profilo di una barca o una pentola, a secondo della similitudine che più ci aggrada. Anche le tasche laterali, generalmente applicate ” a toppa”, secondo la tradizione partenopea sono spesso realizzate con lo stesso taglio a “barchetta” o, appunto “a pignata”. Si tratta di un vezzo estetico che non ha un rilievo funzionale ma è nel contempo uno dei tratti distintivi delle giacche napoletane.

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Prossimamente approfondiremo altri aspetti della giacca napoletana…e se nel frattempo vi è venuta voglia di una giacca su misura ed abitate a Roma o dintorni, potete rivolgervi agli amici della Sartoria Giuliva, vero e proprio “tempio” della sartoria napoletana a Roma, nonché profondi conoscitori ed amanti del “bel vestire”.

Alla prossima!

Aboutaman

 

Ph credit:  // http://www.sciamat.com // http://www.thebespokedudes.com //

 

Asole ed…asole

Il termine “eleganza” deriva dal latino eligere, scegliere. Non a caso il vero gentleman è spesso un connoisseur, inteso come “colui che sa scegliere”. E per saper scegliere bisogna conoscere. Sapere cosa si indossa e quando indossarlo può aiutare, infatti, ad acquisire una maggior consapevolezza di sé, che è alla base dell’eleganza.

Approfondendo il mondo della “sartoria” e frequentando per puro piacere, maestri di questa antica e nobile arte mi sta succedendo, com’è ovvio, di imparare molte cose e soprattutto di iniziare a capire la differenza reale tra ciò che oggi tutti chiamano sartoriale e ciò che lo è davvero.

Non essendo un sarto, ne tanto meno un esperto di cucito e tecniche di lavorazione chiedo spesso nelle mie interviste quali siano i punti di una giacca, di un pantalone o anche di una camicia che bisogna guardare per capire la fattura del capo.

Nello specifico oggi il focus è sulle “asole” delle giacche, che ultime tendenze vogliono assolutamente aperte e “funzionali”. Questo sembrerebbe, ad uno sguardo superficiale, di per se sufficiente a garantire la sartorialità del capo…nulla di più sbagliato!

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Asole “imbastite” a mano

Avere l’asola aperta e “sfoggiarla” quasi come un vezzo di “sartorialità” non garantisce che il capo sia veramente tale…non basta un’asola a far primavera!

Infatti punto di partenza per entrare (in punta di piedi) nel mondo della sartoria, è sapere che i macchinari e la tecnologia hanno ben poca importanza nel vero mondo del “bespoke” ed in pochi sanno che in un capo interamente lavorato a mano, i punti necessari a tenere insieme le varie parti sono circa 30.000, mentre quelli realizzati da una macchina da cucire, sono sez’altro trascurabili.

Un occhio esperto non avrà incertezze nel distinguere i due tipi di lavorazioni, mentre chi ha poca dimestichezza con il cucito e la sartoria in genere potrebbe avere dei dubbi. Diciamo subito che l’asola fatta a macchina è “perfetta” e precisa ed ormai tutte le macchine per cucire hanno dei programmi più o meno evoluti per creare le asole. Viceversa nel mondo della vera sartoria ricamare le asole è un vero e proprio esempio di arte stilistica, che attraverso il sapiente movimento delle mani riesce a creare un prodotto che nella sua umana imperfezione appare unico. 

Vi mostro esempi di differenti giacche, alcune con asole fatte “a macchina”, altre fatte “a mano” aggiungendo che per cucire un abito su misura sartoriale occorrono circa 60/70 ore di lavoro, contro i 5 minuti di uno confezionato!

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Ricamo asole a mano

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Asole fatte a macchina

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Occhiello fatto a mano

 

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Occhiello fatto a macchina

Un segreto per riconoscere un’asola fatta a mano da una fatta a macchina?

Le asole fatte a mano si riconoscono perché al rovescio dell’asola i punti sono disomogenei. In quelle fatte a macchina i punti che le compongono, al rovescio, risulteranno simmetrici ed equidistanti. Essendo fatta a mano l’asola “artigianale” avrà delle imperfezioni nell’andamento dei passaggi del filo che rappresentano proprio il tratto distintivo di un’asola non cucita a macchina.

Spero che questi piccoli spunti siano di aiuto per apprezzare le differenze tra ciò che oggi si tende a chiamare in modo improprio e ciò che è veramente “fatto a mano”. In fondo essere dei compratori informati mette in guardia anche chi vende nel dire la verità e non far passare per unico, ciò che non è! 

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Rovescio asola fatta a mano

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Dritto asola fatta a mano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla prossima!

Aboutaman

Camicia “su misura” – introduzione filosofica –

Sarà capitato a tutti di farsi confezionare una camicia su misura, presi dalla voglia di indossare uno dei capi iconici per eccellenza del guardaroba maschile, perfettamente modellato sul proprio fisico. Personalmente sono “malato” di camicie, e suddivise tra armadi e cassetti, per la grande gioia di chi me le stira, avrò oltre 60 “esemplari”, comprendendo sia modelli “tailored” che “brandizzati“.

Su misura

“Tailored”

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“Brandizzate”

Affido da anni alla stessa camiceria il compito di realizzare per me, la compagna di tante belle serate; credo, infatti, che sia  soprattutto di sera che  la camicia diventi protagonista, quasi una seconda pelle, imprescindibile, ma anche rigorosamente “made for me“, più aperta, e magari  anche più “sbottonata”, insomma “più”. E così può succedere che la stessa camicia con cui la mattina abbiamo sostenuto un colloquio di lavoro, abbottonata, inamidata e perfettamente stirata (sudata direte voi?), si trasformi la sera in testimone delle alterne emozioni vissute durante il giorno, senza perdere mai di fascino anche quando, un po’ più stropicciata la destiniamo al cesto della biancheria sporca a fine giornata. Già, perché la camicia ha mille vite (forse meno con le lavatrici di oggi…), e una volta lavata e stirata diventa di nuovo pronta, come una pagina bianca, a scrivere un altro capitolo nella vita del fortunato proprietario.

Non immaginavate che una camicia fosse tutto questo? E allora, se nonostante questa introduzione nostalgica e forse un po’ filosofica al mondo delle camicie, siete abituati a sceglierle nei negozi, già belle chiuse dentro le loro buste, con il cartellino attaccato, potendo sceglierne solo la misura ed il colore, la vostra strada verso “la luce” è ancora lunga e non posso io, in questa sede, condurvi fino alla meta… Ma qual’è la meta? Beh, provate ad entrare in un laboratorio di camicie, respirare l’odore delle matasse di tessuto ancora senza nome, sceglietene il colore, la trama, la consistenza e lasciatevi “coccolare” dal vostro “sapiente” (si spera) artigiano, che trasformerà il tessuto, in qualcosa di unico, solo per voi.

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In  questo scenario, se è la prima volta che fate realizzare una camicia “su misura”, il camiciaio prenderà le vostre misure che riguardano, sinteticamente: collo, spalle, torace, vita, fondo, lunghezza anteriore e posteriore, giro e lunghezza maniche, polso. A questo punto, non vi rimarrà che scegliere il tipo di bottoni, il tipo di collo, il “font” per le iniziali ed il più è fatto. Aspettate una ventina di giorni (nel mio caso) di “gestazione” e sarete giunti…alla meta 😉

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Credo a questo punto di aver esaurito la vostra pazienza di lettori, per cui rimando a prossimi articoli la trattazione e la scoperta degli aspetti più tecnici legati a ciò che per molti è una banale camicia, ma per me rappresenta da sempre un mondo da scoprire in continua evoluzione…

While waiting for your comments I wish you good shirt 🙂