gentleman

Abito intelato o adesivato?

Cari lettori,

aprendo l’immaginario vocabolario della sartoria quest’oggi ci troviamo davanti un argomento “tecnico”, dal significato molto “nebuloso”, che per questo richiede un po’ più di attenzione nella lettura rispetto al solito…

Pertanto, se non siete abbastanza concentrati e curiosi….chiudete qui! (more…)

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Il “cirage”, questo sconosciuto…

Cari lettori,

è da qualche tempo che vorrei riprendere un argomento che da molti è considerato “di nicchia” e, per questo, spesso trascurato anche da coloro che si definiscono dei perfetti “gentleman”.

Ricordate che abbiamo parlato qui della cura e protezione della scarpa, mentre qui abbiamo raccontato di quanto sia importante l’acquisto di scarpe di qualità.

Ebbene, quanto detto in quella sede è propeteutico ad un  ulteriore “step” che, a mio avviso, rappresenta il vero salto di qualità tra chi pulisce e cura le proprie scarpe, e chi le ama.

Oggi vi parlo del “cirage”, che altro non vuol dire che rendere lucide le nostre amate calzature. 

Sappiamo tutti che  sono molte le componenti simboliche insite nella cura della calzatura maschile. Non è casuale che il gentiluomo vi si dedichi spesso personalmente e vi profunda la massima dedizione, non solo per valorizzare al massimo le proprie scarpe, ma anche per esaltarne l’irripetibile storia, perpetuarne, nel tempo, la bellezza e la durata.

Il “cirage” è la tecnica di lucidatura che serve a dare alla scarpa una particolare lucentezza e levigatura, tale da conferire alla pelle un effetto “a specchio”, “vetrificato”. La naturale luminosità del colore viene esaltata, conferendo alla superficie una patina tale da ricordare la trasparente smaltatura di una porcellana.

Generalmente il “cirage” si effettua con lucidi contenuti in scatole metalliche ad alta tenuta, in genere munite di una farfalla che ne facilita l’apertura. Si tratta di prodotti caratterizzati da altissime concentrazioni di materiali naturali quali cera carnauba e cera d’api.
Dando per scontate tutte le fasi di pulizia che abbiamo descritto qui, a scarpa perfettamente asciutta, occorre munirsi di una scatola di cera del colore più indicato, di una pezzuola di cotone piuttosto compatto (ottimo il popeline ricavabile da vecchie camicie) e di un vasetto contenente acqua fredda ed alcool. Personalmente, utilizzo in parti uguali acque e liquore ad alta gradazione alcolica (cognac, brandy, o grappa).

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pellepulitaLa pezzuola, passatemi il termine 😉 avvolta intorno all’indice e al medio, ben stretta e liscia, viene immersa nel liquido e, subito dopo, sul dischetto, in modo da raccogliere sulla punta una piccolissima quantità di cera. A questo punto, si comincia a passarla sull’intera superficie della scarpa con movimenti rotatori leggeri e costanti. Il movimento deve essere circolare, anzi a spirale, partendo da un punto centrale e allargando man mano l’area di azione.
E’ inoltre importante prendere quantità minime di liquido e di cera e, soprattutto, procedere con pazienza. Occorreranno infatti numerose applicazioni, gran parte delle quali concentrate sulla punta e sul tallone.

A poco a poco, la pelle comincerà a diventare sempre più lucida e le dita a scivolare lungo la superficie in modo sempre più agevole, come se scorressero – appunto – sul vetro.  A questo punto, solo un’ultima, ma importante, operazione consentirà di esaltare ancor più l’effetto: occorrerà infatti strofinare vigorosamente la scarpa con una calza di nylon (meglio se avvolta intorno a una spugna o a un panno raggomitolato). La sottigliezza delle fibre e il calore sprigionato dallo sfregamento sulla pelle esalteranno l’effetto lucido della laccatura.

Alla fine l’effetto dovrebbe essere più o meno questo:

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Dimenticavo…l’ingrediente più importante in questa operazione è il “fattore umano”, ossia tanto, ma tanto “olio di gomito”!

Alla prossima!

Aboutaman

Inside out…dentro il Pitti

Cari lettori,

come promesso nel precedente articolo (qui) il mio giro fiorentino, nonostante la giornata magnifica e le bellezze della città non invogliassero, ha avuto come epilogo ed obiettivo l’ingresso dentro la vera a propria manifestazione del Pitti Immagine Uomo. Qualche simpatico incontro ai desk per gli accrediti18 e poi, via….dentro al cuore pulsante di Fortezza da Basso, salutando qualche vecchia conoscenza ed immortalando le immancabili icone della manifestazione. Una volta dentro ho cercato di far tesoro delle tendenze e dei capi che vedremo nelle vetrine il prossimo autunno/inverno, immortalandoli in qualche scatto che vi lascio in anteprima 🙂

Alla prossima!

Aboutaman

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Foto di rito con il mitico Nick Wooster, con il quale ho scambiato qualche parola, confermandomi che passa le giornate al Pitti a farsi fotografare…che divertimento! 🙂

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Collezione A/I 2016-2017 di Rvr conferma la ricetta vincente del double face, unita a nuovi colori e fantasie.

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Sealup…produce da tre generazioni cappotti apparentemente normali, che però nascondono un animo “tecnico”, essendo termoformati e, quindi resistenti alla pioggia.

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Altea. Si percepisce il grande sforzo dell’azienda ad alzare l'”asticella” della qualità e dell’offerta di prodotti.

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Guido Delli Fiori. Questo nome può non dire molto ma è colui che ha rilevato lo storico marchio Fumagalli 1891, che produce cravatte dal 1850. Ma non vi anticipo nulla dato che l’ho intervistato… 🙂

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Brand che non ha bisogno di commenti…si respira un’aria assolutamente “british”…

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Tombolini. Il prossimo inverno vedremo molti quadri…prepariamoci!

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Sartorio Merta in Sciamat. Uno degli uomini vestiti con più gusto e sobrietà a mio avviso. Grande simpatia e classe da vendere! 😉

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L’uomo immagine di Pitti. Lino Ieluzzi non può mancare alla manifestazione. Rappresenta l’immagine della Milano da bere attualizzata ai nostri giorni. Un gran signore.

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Gennaro Nappo. Amico e fondatore di Gerba, brand giovane ma già affermato che produce catene portachiavi, bracciali ed ha da poco lanciato una linea di orologi. Qui il mio articolo su di lui