Il vocabolario della giacca

Cari lettori,

alcuni di voi mi scrivono chiedendo consigli su abbinamenti per eventi e cerimonie, altri su dove trovare accessori e capi di abbigliamento, ma quasi sempre noto che c’è molta confusione sul significato di alcuni termini usati in sartoria.

Dire che una giacca ha una manica “a mappina” oppure ha il “cran” a 5 centrimetri dalla spalla cosa vi fa venire in mente? La scena sembra tanto quella dell’interrogazione di storia alle medie…il vuoto!

Pertanto, inziando da un capo iconico per l’abbigliamento maschile, quale la giacca, vorrei capire con voi la preparazione in materia…Non si tratta di un interrogazione, e lungi da me l’esser il depositario dell’assoluta verità, il mio vuole essere solo il suggerimento dell’amico di banco durante la famosa interrogazione  😉

Iniziamo con il davanti della giacca.

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Cran
E’ il taglio, quasi un un angolo retto, che separa il rever della giacca dal collo. A Napoli lo chiamano “sgarzillo“! Un capospalla con un cran alto, come si utilizza nella sartoria napoletana, tenderà a slanciare la figura rendendola più alta. Ci sono poi sarti che si riconoscono proprio dal cran molto aperto, come ad esempio nella sartoria Sciamat, il cui fondatore Valentino Ricci ha brevettato un cran addirittura a 90°, che unito ad un collo molto alto riesce a star su da solo senza bisogno di intelature o altri materiali.

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Occhiello
E’ l’asola che si trova parallela al lato superiore del rever sinistro della giacca (non ha nessun bottone in corrispondenza). Secondo la tradizione sarebbe stato introdotto dal Principe Alberto durante le nozze con la Regina Vittoria. In segno di omaggio alla sua sposa con un coltellino intagliò un foro sul risvolto della sua giacca per inserirvi un piccolo mazzettino di fiori. Nell’occhiello si può inserire la bouttoniere (difficilmente oggi utilizzata), o anche un fiore. Nella sartoria napoletana le asole sono piccole e un po “cicciotte” a differenza di quella milanese che le predilige all’opposto: sottili e lunghe. Alcuni sarti come ad esempio Caraceni la fanno lunga, senza goccia, creando così un terzo genius che si distingue da tutte le scuole sartoriali nordica e partenopea. Nella foto sotto a sinistra, dove è rappresentata una sezione della giacca di Caraceni si può notare anche la leggera concavità della linea che unisce il collo al bavero, altra caratteristica delle giacche della nota sartoria. Nelle giacca di Sciamat invece, sulla destra, la linea che unisce il collo al bavero è perfettamente parallela a quella della spalla, crando un collo molto alto ed un rever molto importante.

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Rever
Sull’argomento ho già scritto qui, e quindi faccio solamente un richiamo ai tipi di rever (o bavero che dir si voglia), che troviamo più comunemente. Risvolto Classico (o dentellato foto 1) tipico delle giacche monopetto, in genere è di circa 8 centimetri per spingersi anche a 9 ed oltre nell’ostentazione della scuola napoletana. Risvolto a Punta (o pointed lapel foto 2) generalmente utilizzato per le giacche formali, per le giacche doppiopetto e per i cappotti. Risvolto Sciallato (o roll collar foto 3), non presenta il cran, ed è utilizzato principalmente nello smoking o giacche da camera.

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Pistagna
E’ il riporto di stoffa che disegna il taschino. Negli abiti formali è spesso solo un riporto, laddove nelle giacche più sportive la pistagna lascia il posto ad una vera e propria tasca cucita “a toppa” ossia sopra, a vista, spesso accompagnata dalla stessa lavorazione sulle tasche laterali.

Solaro

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Taschino “a toppa”

Bottoni
Possiamo avere giacche ad 1, 2, 3 bottoni, un po’ come le buste nei giochi del compianto Mike Bongiorno. Regola generale, ormai risaputa è che nelle giacche a due bottoni si allaccia solo il primo; in quelle a tre bottoni solo quello centrale. Vi è poi la scuola napoletana che predilige la giacca a tre bottoni, ma la stiratura avviene “a due”, ossia rendendone funzionali solamente due, lasciando nel revers, nascosto, il terzo bottone; in questo caso l’abbottonatura avviene per il solo bottone centrale, ossia il più alto a vista, come in foto sotto.

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Giacca tre bottoni “stirato a due”

Spalla e giromanica

Potremmo aprire un lungo dibattito sulla spalla e sul giromanica, ma in questa sede mi limito a dire che comunemente il giromanica e l’attaccatura della manica alla spalla possono essere aperti o chiusi. Per “giro aperto” s’intende quel giromanica in cui la rimessa della spalla è piegata sotto la spalla e quella della manica sotto la manica. Nel “giro chiuso” invece la rimessa della manica viene cucita sotto la spalla, come in una camicia. In alcuni casi, al fine di creare un effetto “arricciato” del giromanica, la tromba della manica viene appositamente lasciata più ampia del giro manica stesso (strettissimo), in modo che cucendo la manica al giro risulterà un eccesso di tessuto che crea, appunto la tipica arricciatura, tanto cara alla scuola napoletana.

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Spalla con manica “a mappina”

giro chiuso

Manica con giro “chiuso”

Tasca
La tasca è un altro punto focale per distinguere i vari modelli di giacca. Diciamo che le tasche con le “alette” o “pattine”, rappresentano una via di mezzo tra lo sporivo e l’elegante e vanno sempre bene. Agli opposti troviamo invece le tasche “a toppa”, ossia cucite a vista e dal tenore sportivo ed informale, e quelle a “filetto”, laddove il rigore e l’eleganza è d’obbligo, rappresentando la vera eleganza assoluta.

tasca a toppa

Tasca ” a toppa”

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Tasca “a filetto” e con “aletta”

La prossima volta studieremo meglio la parte dietro della giacca, chiamando per nome e cognome le singole parti che la compongono…

Alla prossima!

Aboutaman

 

 

 

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