Handcrafted shoes

Cari dappers readers, penserete che le scarpe siano il mio cruccio, data la frequenza con cui torno a parlare di loro. Ebbene…si e no. Si, nel senso che di scarpe ne potrei avere un numero infinito e non mi stancherei mai di guardarle, sia indossate ai piedi che dentro la scarpiera. No, nel senso che della scarpa mi interessa non solo il lato estetico e glamour che è di impatto immediato, ma anche l’aspetto “tecnico”, legato ai metodi di lavorazione, che evocano un mondo fatto di artigianalità che si fonde in un misto di fascino e maestria. 

Vedere come dei semplici pezzi di pelle e cuoio si trasformino, passando per mani sapienti, in vere e proprie opere d’arte è qualcosa che visto dal vivo riesce ancora ad emozionare e dovrebbe far riflettere prima di dire che alcune scarpe sono “troppo care”, tornando un po’ al ragionamento che abbiamo fatto qui

Ma quali sono le principali tecniche di lavorazione di una scarpa artigianale?

Senza presunzione di esautività, si possono restringere a tre:

  • Blake

Inventata nel 1858 dal tecnico americano Blake, l’omonima invenzione consiste nel unire (attraverso l’omonima macchina Blake) con un’unica cucitura la suola, la fodera, la tomaia e il sottopiede. È sempre possibile riconoscere le calzature lavorate con questa tecnica in quanto all’interno delle stesse è visibile la cucitura che attraversa il sottopiede. Si tratta della cucitura meno pregiata tra quelle descritte, ma senz’altro conferisce alla calzatura una buona morbidezza e permette di realizzare un buon prodotto.

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  • Goodyear

Questo tipo di lavorazione prende il nome dal suo inventore, Charles Goodyear, che la mise a punto e la brevettò nel 1832: è una lavorazione costosa, laboriosa e che richiede grande perizia e precisione, ma rappresenta ancora oggi la massima qualità di costruzione possibile.

Una delle peculiarità principali di questa lavorazione consiste nell’utilizzare una striscia di cuoio chiamata “guardolo”, che corre lungo tutto il perimetro della scarpa e viene legato con una prima cucitura trasversale insieme alla tomaia e alla fodera. Successivamente viene effettuata una seconda cucitura, sempre dall’interno, che unisce la parte inferiore del “guardolo” alla suola.

3L’intercapedine così formata è riempita da un’intersuola fatta di materiali naturali, in genere sughero, che viene posta all’interno prima di unire il corpo alla suola con la seconda cucitura.

In questo modo si ottiene un perfetto isolamento del piede dal suolo su cui poggia la scarpa e si consente all’intersuola di svolgere al meglio il suo lavoro di espulsione della naturale umidità che viene generata dal piede. La doppia cucitura e lo speciale filato utilizzato consentono inoltre alla pelle della scarpa di potersi dilatare o contrarre, a seconda delle condizioni climatiche, senza subire danni o screpolature.

La lavorazione Goodyear è l’unica che consente di scucire la suola usurata e di sostituirla ricucendone una nuova.  Molte scarpe inglesi “famose” sono realizzate con questa tecnica, che le rende praticamente “eterne”.

  • Norvegese 

E’ una delle lavorazioni più laboriose e la sua realizzazione inizia dopo che la tomaia, abilmente tirata ed inchiodata sulla forma, ottiene la sua sagoma. Occorrono tre cuciture per completare l’opera di questa complessa lavorazione. E’ l’artigiano stesso che delinea il passo dell’impuntura visibile esternamente, decidendone la cadenza punto dopo punto adornando e legando le parti che compongono la scarpa.

La prima cucitura lega la tomaia al sottopiede, la seconda lega ancora la tomaia, dopo essere stata rovesciata esternamente, alla suola di mezzo. E’ evidente quindi che in questa lavorazione il bordo che gira lungo il perimentro della scarpa e quindi della suola, è determinato non dal guardolo, ma da una vera e propria suola di mezzo, chiamata “intersuola“. A questa quindi viene poi cucita la suola finale creando così un unico corpo legato.

Questa complessa ed affascinante lavorazione è adatta per chi sceglie un tipo di scarpa robusta e solida e rappresenta senz’altro il metodo più complesso di lavorazione, dato che si realizza cucendo la tomaia al sottopiede e poi alla suola, creando un profilo intrecciato, lungo tutto il bordo della scarpa.

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Per produrre una scarpa con i metodi sopra descritti si possono impiegare tra le 8 e le 27 ore, e questo dato, già da solo dovrebbe farci riflettere sul perchè scarpe apparentemente simili possono differire nel prezzo anche di 4 o 5 volte. Inoltre, una scarpa artiginale è un investimento che ci accompagnerà per molti anni perchè sicuramente invecchierà, ma potrà sempre essere riparata e tornare come nuova e sarà sempre al riparo dall’obsolescenza delle mode. 

Alla prossima!

Aboutaman

Capitalize shoes…

Cari readers, qualche giorno fa parlando a cena con alcuni amici, è emersa una discussione che mi ha lasciato leggermente perplesso. Si parlava, infatti di scarpe e soprattutto del fatto che in molti siti di blogger, di moda, etc, si pubblicizzino o si indossino sempre e solo dei capi molto costosi. Il discorso è presto sceso sul luogo comune che è ovviamente molto facile “fare i gentleman”, indossando capi di “luxury brands”. 

Al riguardo, il mio pensiero filosofico, (se a qualcuno dovesse interessare) è che per le scarpe bisogna fare un’eccezione alla regola secondo la quale chi ha stile non necessariamente deve spendere una fortuna e viceversa spendere migliaia di euro non garantisce il risultato.

Infatti, sulle scarpe il concetto è: “patrimonializzare”. Ma cosa significa questo termine che sembra mutuato dal mondo dei bilanci e della contabilità? Semplicemente che sulle scarpe, è necessario fare degli “investimenti” che durino negli anni, senza lasciarsi tentare da acquisti “random” di una stagione, ma concentrare, al contrario, le risorse economiche per veri e propri acquisti ad utilizzo pluriennale! 😉

Ad esempio un mocassino classico, non passerà mai di moda e si potrebbe quasi dire che “è per sempre” dal momento che non ci stancheremo mai di metterlo sotto un jeans, così come sotto un bel pantalone in fresco di lana e ci ritroveremo davanti alla scarpiera senza ricordare più quando lo abbiamo acquistato.

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Magari il prezzo si, quello ce lo ricorderemo, appunto, per sempre!   🙂

Ci possiamo divertire a sceglierlo in camoscio o in pelle anche se io consiglio che il primo mocassino vada preso in pelle marrone di vitello, o in cordovan.

Se invece ne abbiamo diverse paia, lo stesso mocassino lo si può declinare in varianti più o meno spinte, a seconda di come ci sentiamo di azzardare. E così, un single o double monk potrebbe rappresentare quel particolare che attira gli sguardi anche su un look “ordinario” come un semplice spezzato giacca-pantalone.

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Un must have da vero gentleman sono i mocassini con le “nappine”, anche questi in variante camoscio o pelle spazzolata.

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Se poi, proprio vogliamo essere in trend con la stagione spring/summer 2014 non possiamo esimerci dall’acquistare un paio di slippers, anche se ritengo che non sia un capo da patrimonializzare, in quanto non saprei dire per quanto tempo resteranno ai nostri piedi.

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Una stringata testa di moro in cordovan? Stesso discorso fatto per il mocassino. Se prendiamo un modello “derby” lo possiamo abbinare sia ad un look sportivo, che mediamente elegante, ed è stupendo anche sotto al jeans. La scelta del colore dovrebbe essere fatta nell’ordine: nera, marrone scuro e poi tutti gli altri.

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Consiglio di avere sempre un paio di stringate in camoscio, poiché risolvono tutte quelle situazioni in cui il mocassino è poco, ma la stringata classica appare troppo formale.

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Tra gli acquisti di scarpe sicuramente da “patrimonializzare” metterei anche le ormai “iconiche” scarpe con i gommini “driver”, in camoscio o in pelle, ormai prodotte nei più innumerevoli colori e fantasie.

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Infine, lascerei poi un piccolo budget per i capi stagionali, come ad esempio le “espadrillas“, le “vans” oppure per le sneakers del momento. Ma questo fa parte di quel mondo “usa e getta” che un gentleman deve considerare voluttuoso e, che come tale,  è destinato ad essere ben presto dimenticato…

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Che ne dite? Abbiamo patrimonializzato abbastanza?

Alla prossima!

Aboutaman

Summer pants…made in italy of “BERWICH”

IMG_5683The latest edition of Pitti Uomo, it was an opportunity not only to meet old and new friends, but also to “breathe” new trends, and understand how we wear next spring / summer.

There could be no better opportunity to deepen their knowledge of a brand that manufactures pants since 1975, and does it with style, elegance, and especially in Italy.

In time of relocation and products that “made ​​in Italy” are only the scent, there are those who still produces its garments in Italy.

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L’ultima edizione del Pitti Uomo è stata un’opportunità non solo per incontrare vecchi e nuovi amici, ma anche per “respirare” le nuove tendenze, e capire come ci vestiremo la prossima primavera/estate.

shopsOccasione migliore non poteva esserci per approfondire la conoscenza di un marchio che produce pantaloni dal 1975, e lo fa con stile, eleganza e sopratutto in Italia. In tempo di delocalizzazioni “furenti” e prodotti che di “made in italy” hanno solo il profumo, c’è chi ancora produce i suoi capi interamente in Italia.

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IMG_5678A passion was born in a small garage in the 70s by the idea of ​​two young men, Michele and Anna Fumarola, still the owners. The company is part of the textile district of Martina Franca, one of the most important industrial centers in the Italian sector of clothing and due to the thrust of the new generation, consisting of Graziana, Antonella, Angelo, Massimo the company, as always “contractor “under the name of ICOMAN, since 2007, has decided to create its own brand of pants, just Berwich – pure Made in Italy.

Thanks to the valuable contribution of approximately 100 employees, the company holds full production process within its walls, without any relocation. Inside the lab, the fusion of high technology and traditional tailoring to ensure the efficiency of production and quality. The style is taken care of internally, born from creative ideas that aim to give the Chiefs connotations of recognition, through the use of excellent fabrics, refined details, fit-to-date, elegant packaging. The attention to detail is the strength of the team style, which also takes care of the tone of the cotton, the mix of colors, the merit of the stitching and accessories. Nothing is left to chance.

 The company occupies an area of ​​about 10,000 square meters, with over 180 production steps and has a daily capacity of about 1,200 heads.


company-ctUna passione nata in un piccolo garage negli anni ‘70 dall’idea di due giovani, Michele ed Anna Fumarola, ancora oggi i titolari. L’azienda fa parte del distretto tessile di Martina Franca, uno tra i poli industriali più importanti nel comparto italiano dell’abbigliamento e grazie alla spinta propulsiva della nuova generazione, costituita da Graziana, Antonella, Angelo, Massimo l’azienda, da sempre “contoterzista”, sotto il nome di ICOMAN, dal 2007 ha deciso di creare il proprio marchio di pantaloni, appunto BERWICH – puro Made in Italy.

catania-schizzo-abbigliamento-calvin-klein-bearwich-sconto30-29351-Wdettaglio1Grazie al contributo prezioso di circa 100 addetti, l’azienda detiene integralmente il processo produttivo all’interno delle proprie mura, senza alcuna delocalizzazione. All’interno del laboratorio, la fusione di alta tecnologia e tradizione sartoriale garantisce l’efficienza produttiva e qualitativa. Lo stile è curato internamente, nasce da spunti creativi che mirano a dare ai capi connotati di riconoscibilità, grazie all’impiego di tessuti d’eccellenza, dettagli raffinati, vestibilità aggiornate, packaging elegante. La cura dei particolari è la forza del team stile, che si prende cura anche del tono del cotone, del mix di colori, del pregio delle cuciture e degli accessori. Nulla è lasciato al caso.

L’azienda occupa una superficie di circa 10.000 metri quadrati, e con oltre 180 passaggi produttivi ha una capacità giornaliera di circa 1200 capi.

BERWICH

 

See you soon!

Alla prossima!

Aboutaman 

Pitti brands

Dear readers the edition no. 86 of Pitti Uomo just completed, has received more than a thousand exhibitors; among them caught my attention a few brands with classic tastes, suitable, in my view, street style contemporary. And ‘the case of Luigi Lardini, whose eponymous brand is supported by the line LARDINI RVR that is “reversible”, which allows you to have two heads into one. Great attention to the environment with the classic box packaging which is replaced by a more sympathetic and green “bag” can also be used as a small pillow.

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Cari readers l’edizione n. 86 del Pitti Uomo appena conclusa, ha accolto oltre mille espositori; tra questi hanno attirato la mia attenzione alcuni brands dal gusto classico, adatti, a mio avviso, allo street style contemporaneo. E’ il caso di Luigi Lardini, il cui brand omonimo è affiancato dalla linea LARDINI RVR ossia “rovesciabile”, che permette di avere due capi in uno. Grande attenzione all’ambiente con il classico box del packaging che viene sostituito da un simpatico e più green “sacchetto” utilizzabile anche come piccolo cuscino.

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Large and well set up booth TOMBOLINI as they celebrate 50 years of history, a modern interpretation of a classic for the man who does not like too much of transgressions, but is attentive to changes in the style and proportions of men’s clothing.

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Grande e ben allestito lo stand di TOMBOLINI che, celebrando i 50 anni di storia, ripropone in chiave moderna un classico per l’uomo che non ama troppo le trasgressioni, ma è attento ai cambiamenti dello stile e delle proporzioni dei capi maschili.

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Car Shoe offers variants camouflage in its classic driving loafer with rubber, a must for the summer, perfect with jeans, but also in a sports suit.

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Car shoe propone in varianti camouflage il suo classico mocassino da guida con gommini, un vero must per l’estate, perfetto con il jeans ma anche sotto un abito sportivo.

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Very unique and well-groomed jackets TAGLIATORE posing in absolute actuality vest “ton sur ton” or geometric contrast that makes it instantly recognizable these garments made ​​in italy.

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Molto particolari e ben curate le giacche di TAGLIATORE che propone in assoluta attualità il giletton sur ton” o a contrasto geometrico che rende immediatamente riconoscibili questi capi made in italy.

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A nice surprise was the brand BERWICH, whose pants entirely made ​​in Italy by a small company in the province of Taranto, representing exactly the spirit of Italian craftsmanship, combined with the taste for simple things, well done.

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Una bella sorpresa è stato il marchio BERWICH, i cui pantaloni totalmente fatti in Italia da una piccola azienda in provincia di Taranto, rappresentano esattamente lo spirito dell’artigianalità italiana, unita al gusto per le cose semplici e ben fatte.

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Inevitable CHURCH’S, historic British brand of shoes that repeats its classic, timeless and manicured in detail. Very beautiful monkstrap a single buckle suede colors typical summer.

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Immancabile CHURCH’S, storico marchio di scarpe inglesi che ripropone i suoi grandi classici, sempre attuali e curatissimi nei particolari. Molto belli i monkstrap a fibia singola in camoscio con colori tipicamente estivi.

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Finally, there is now more than a decade at the foot of the “right” GALLO Named Leader in the field of colorful socks for men, offering a variety of colors, stripes and patterns in which to lose sight of an eye.

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Infine, presenti ormai da oltre un decennio ai piedi “giusti”, GALLO si riconferma leader nel settore delle calze colorate da uomo, offrendo una varietà di colori, righe e fantasie in cui perdersi a vista d’occhio.

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See you soon!

Alla prossima!

Aboutaman

 

Ph credits: Fabrizio D’Orazi

Pitti people’s

The week just ended was one of the most active of the Italian fashion. From June 17 to 20 is, in fact carried out the 86th edition of Pitti Immagine Uomo, and with it the city of Florence has become the protagonist of style and fashion for men.

Photo sets, more or less improvised were set up for “shooting” models, bloggers and people more or less famous and the air we breathed was one of the great occasions.

Arrived at the Fortezza da Basso, home of the now historic Pitti Immagine, I immediately immersed in the subliminal world that surrounds the event and I could not resist photographing even some wacky outfits, however, in particular, appeared to me not out of tune but just folklore.

I leave you some pictures we made during the event.

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La settimana appena conclusa è stata una delle più attive nel panorama dalla moda italiana. Dal 17 al 20 giugno si è infatti svolta l’86° edizione del Pitti Immagine Uomo, e con lei la città di Firenze è diventata protagonista dello stile e della moda maschile.

Set fotografici più o meno improvvisati sono stati allestiti per “shooting” di modelli, blogger e personaggi più o meno famosi e l’aria che si respirava era quella delle grandi occasioni. 

Arrivato a Fortezza da Basso, sede ormai storica del Pitti Immagine, mi sono subito immerso nel subliminale mondo che avvolge la manifestazione e non ho resistito a fotografare anche qualche stravagante outfit che, tuttavia, nello specifico, non mi è apparsa stonata ma semplicemente folkloristica.

Vi lascio qualche scatto che abbiamo fatto durante l’evento.

Alla prossima!

Aboutaman

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Mr Raro of Mararo

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Mr Lino Ieluzzi

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Mr Sartoriomerta

IMG_5714 (Copia in conflitto di PC-acer-5535 2014-06-22)

Mr Mariano Di Vaio

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Vittorio D’Agostino e Gerardo Cavaliere of Sartoria Giuliva e Mr Samuel Nardi (in the middle)

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Mr Fabio Attanasio

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Mr Valentino Ricci of Sciamàt

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Mr Gennaro Annunziata

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Mr Louis Nicolas Darbon

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 Ph credits: Fabrizio D’Orazi