Life Style

Per guardasi un po’ intorno nel mondo della moda

Buone maniere…la stretta di mano come biglietto da visita

Cari readers,

riprendo con piacere a scrivere di buone maniere, e lo faccio con l’animo di chi, ben lungi dal sentirsi depositario di regole o dettami tassativi, ha il solo, semplice piacere di condividere con voi alcuni “atteggiamenti” che possono, più di tante parole, raccontare le persone che abbiamo davanti. Per farlo iniziamo con uno dei simbolismi più “forti” del nostro tempo….la “stretta di mano”.

Si è soliti salutarci tra persone offrendo la nostra mano, e stringendo quella del nostro interlocutore. Sa va sans dire che dalla stretta di mano di una persona possiamo capire molte cose.

Diciamo subito che tra “gentlemen” si è soliti portare il saluto stingendosi vicendevolmente la mano, in segno di saluto e di rispetto. Ma pensiamo a quante sfumature questo gesto porta con sè. Una bella stretta vigorosa con il palmo quasi rivolto verso l’alto, la mano ferma e non sudata è, a mio avviso il miglior modo per porgere al mondo il nostro lato interiore. Ma dal momento che molte volte non succede questo mi sono divertito a fare una sorta di classifica metaforica sui possibili incontri tra mani 🙂

La peggiore è senz’altro quella del “pesce morto”. Poche strette di mano sono così poco apprezzate come quella del cosiddetto pesce morto, soprattutto se la mano è fredda e appiccicaticcia. Questa stretta di mano, sgradita in tutto il mondo, viene associata a un carattere debole e viene interpretata dall’interlocutore come una mancanza di interesse.

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Una via di mezzo, altrettanto “scomoda” è quella della “morsa”, tipica degli uomini d’affari: denota desiderio di dominare e di assumere il controllo del rapporto, oppure di mettere l’interlocutore al proprio posto. Il palmo viene porto rivolto verso il basso con un gesto deciso, seguito da due o tre strette vigorose e da una pressione che può bloccare la circolazione della mano dell’interlocutore.

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Infine, sempre parlando di strette di mano da evitare, c’è la “presa della punta delle dita”. Abbastanza comune negli incontri uomo-donna. È una presa che manca il bersaglio in cui apparentemente si afferrano per sbaglio le dita dell’interlocutore, anche se spesso è l’interlocutore che tiene il braccino indietro e offre solo le dita. Lo scopo principale è quello di tenere l’interlocutore a distanza.

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Ma qual’è la stretta di mano perfetta? Innanzitutto, le regole sono le stesse per uomini e donne. Nella mia esperienza i migliori incontri di mano sono stati caratterizzati dall’offrire all’altro la mano destra, con una stretta ferma ma non eccessiva, in un punto che si colloca a metà strada tra noi e chi abbiamo di fronte. Il palmo deve essere asciutto e fresco e le mani strette si devono scuotere 2/3 volte per un tempo non superiore ai due-tre secondi. Ci si deve guardare negli occhi, sorridendo in modo spontaneo e con una forma di saluto o presentazione consona alla situazione.

Tutto questo per portare all’attenzione un gesto che molto spesso viene compiuto in totale automatismo, senza pensarci, ma che a ben vedere, dice molto di noi e di chi abbiamo davanti. Addirittura ho letto che i vertici inglesi della “Chevrolet”, hanno inserito il corso sulla corretta stretta di mano nel programma formativo della propria forza vendita. Ritengono, infatti che la stretta di mano non è solo una forma di saluto rituale, ma anche un modo per concludere gli affari, trasmettendo fiducia ai propri clienti.

Per cui, da oggi in poi quando ci troviamo a stringere mani, pensiamo che stiamo facendo un gesto che rappresenta più di un saluto e dice molto di noi, quasi fosse un biglietto da visita 😉

Don’t forget it!

Alla prossima!

Aboutaman

Capitalize shoes…

Cari readers, qualche giorno fa parlando a cena con alcuni amici, è emersa una discussione che mi ha lasciato leggermente perplesso. Si parlava, infatti di scarpe e soprattutto del fatto che in molti siti di blogger, di moda, etc, si pubblicizzino o si indossino sempre e solo dei capi molto costosi. Il discorso è presto sceso sul luogo comune che è ovviamente molto facile “fare i gentleman”, indossando capi di “luxury brands”. 

Al riguardo, il mio pensiero filosofico, (se a qualcuno dovesse interessare) è che per le scarpe bisogna fare un’eccezione alla regola secondo la quale chi ha stile non necessariamente deve spendere una fortuna e viceversa spendere migliaia di euro non garantisce il risultato.

Infatti, sulle scarpe il concetto è: “patrimonializzare”. Ma cosa significa questo termine che sembra mutuato dal mondo dei bilanci e della contabilità? Semplicemente che sulle scarpe, è necessario fare degli “investimenti” che durino negli anni, senza lasciarsi tentare da acquisti “random” di una stagione, ma concentrare, al contrario, le risorse economiche per veri e propri acquisti ad utilizzo pluriennale! 😉

Ad esempio un mocassino classico, non passerà mai di moda e si potrebbe quasi dire che “è per sempre” dal momento che non ci stancheremo mai di metterlo sotto un jeans, così come sotto un bel pantalone in fresco di lana e ci ritroveremo davanti alla scarpiera senza ricordare più quando lo abbiamo acquistato.

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Magari il prezzo si, quello ce lo ricorderemo, appunto, per sempre!   🙂

Ci possiamo divertire a sceglierlo in camoscio o in pelle anche se io consiglio che il primo mocassino vada preso in pelle marrone di vitello, o in cordovan.

Se invece ne abbiamo diverse paia, lo stesso mocassino lo si può declinare in varianti più o meno spinte, a seconda di come ci sentiamo di azzardare. E così, un single o double monk potrebbe rappresentare quel particolare che attira gli sguardi anche su un look “ordinario” come un semplice spezzato giacca-pantalone.

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Un must have da vero gentleman sono i mocassini con le “nappine”, anche questi in variante camoscio o pelle spazzolata.

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Se poi, proprio vogliamo essere in trend con la stagione spring/summer 2014 non possiamo esimerci dall’acquistare un paio di slippers, anche se ritengo che non sia un capo da patrimonializzare, in quanto non saprei dire per quanto tempo resteranno ai nostri piedi.

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Una stringata testa di moro in cordovan? Stesso discorso fatto per il mocassino. Se prendiamo un modello “derby” lo possiamo abbinare sia ad un look sportivo, che mediamente elegante, ed è stupendo anche sotto al jeans. La scelta del colore dovrebbe essere fatta nell’ordine: nera, marrone scuro e poi tutti gli altri.

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Consiglio di avere sempre un paio di stringate in camoscio, poiché risolvono tutte quelle situazioni in cui il mocassino è poco, ma la stringata classica appare troppo formale.

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Tra gli acquisti di scarpe sicuramente da “patrimonializzare” metterei anche le ormai “iconiche” scarpe con i gommini “driver”, in camoscio o in pelle, ormai prodotte nei più innumerevoli colori e fantasie.

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Infine, lascerei poi un piccolo budget per i capi stagionali, come ad esempio le “espadrillas“, le “vans” oppure per le sneakers del momento. Ma questo fa parte di quel mondo “usa e getta” che un gentleman deve considerare voluttuoso e, che come tale,  è destinato ad essere ben presto dimenticato…

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Che ne dite? Abbiamo patrimonializzato abbastanza?

Alla prossima!

Aboutaman

Pitti brands

Dear readers the edition no. 86 of Pitti Uomo just completed, has received more than a thousand exhibitors; among them caught my attention a few brands with classic tastes, suitable, in my view, street style contemporary. And ‘the case of Luigi Lardini, whose eponymous brand is supported by the line LARDINI RVR that is “reversible”, which allows you to have two heads into one. Great attention to the environment with the classic box packaging which is replaced by a more sympathetic and green “bag” can also be used as a small pillow.

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Cari readers l’edizione n. 86 del Pitti Uomo appena conclusa, ha accolto oltre mille espositori; tra questi hanno attirato la mia attenzione alcuni brands dal gusto classico, adatti, a mio avviso, allo street style contemporaneo. E’ il caso di Luigi Lardini, il cui brand omonimo è affiancato dalla linea LARDINI RVR ossia “rovesciabile”, che permette di avere due capi in uno. Grande attenzione all’ambiente con il classico box del packaging che viene sostituito da un simpatico e più green “sacchetto” utilizzabile anche come piccolo cuscino.

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Large and well set up booth TOMBOLINI as they celebrate 50 years of history, a modern interpretation of a classic for the man who does not like too much of transgressions, but is attentive to changes in the style and proportions of men’s clothing.

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Grande e ben allestito lo stand di TOMBOLINI che, celebrando i 50 anni di storia, ripropone in chiave moderna un classico per l’uomo che non ama troppo le trasgressioni, ma è attento ai cambiamenti dello stile e delle proporzioni dei capi maschili.

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Car Shoe offers variants camouflage in its classic driving loafer with rubber, a must for the summer, perfect with jeans, but also in a sports suit.

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Car shoe propone in varianti camouflage il suo classico mocassino da guida con gommini, un vero must per l’estate, perfetto con il jeans ma anche sotto un abito sportivo.

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Very unique and well-groomed jackets TAGLIATORE posing in absolute actuality vest “ton sur ton” or geometric contrast that makes it instantly recognizable these garments made ​​in italy.

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Molto particolari e ben curate le giacche di TAGLIATORE che propone in assoluta attualità il giletton sur ton” o a contrasto geometrico che rende immediatamente riconoscibili questi capi made in italy.

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A nice surprise was the brand BERWICH, whose pants entirely made ​​in Italy by a small company in the province of Taranto, representing exactly the spirit of Italian craftsmanship, combined with the taste for simple things, well done.

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Una bella sorpresa è stato il marchio BERWICH, i cui pantaloni totalmente fatti in Italia da una piccola azienda in provincia di Taranto, rappresentano esattamente lo spirito dell’artigianalità italiana, unita al gusto per le cose semplici e ben fatte.

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Inevitable CHURCH’S, historic British brand of shoes that repeats its classic, timeless and manicured in detail. Very beautiful monkstrap a single buckle suede colors typical summer.

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Immancabile CHURCH’S, storico marchio di scarpe inglesi che ripropone i suoi grandi classici, sempre attuali e curatissimi nei particolari. Molto belli i monkstrap a fibia singola in camoscio con colori tipicamente estivi.

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Finally, there is now more than a decade at the foot of the “right” GALLO Named Leader in the field of colorful socks for men, offering a variety of colors, stripes and patterns in which to lose sight of an eye.

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Infine, presenti ormai da oltre un decennio ai piedi “giusti”, GALLO si riconferma leader nel settore delle calze colorate da uomo, offrendo una varietà di colori, righe e fantasie in cui perdersi a vista d’occhio.

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See you soon!

Alla prossima!

Aboutaman

 

Ph credits: Fabrizio D’Orazi

Assigning seats at the table

La primavera è la stagione che per molti versi amo di più. E con lei, insieme al clima mite ed alle giornate più lunghe tornano anche gli inviti, e le cerimonie in genere, che spaziano dalla comunione della cuginetta, al matrimonio dell’ultimo amico rimasto scapolo (te l’avevo detto che prima o poi… 🙂 ) o più semplicemente alla prima cena con gli amici sulla terrazza del nostro nuovo attico! Non avete la terrazza e neanche l’attico? Non ci credo.. 😉

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E così, a volte invitati, altre organizzatori ci si ritrova a porsi le solite domande su quali siano i comportamenti e le regole da tenere per essere dei perfetti padroni di casa o, a seconda dei ruoli, degli invitati modello! In questo secondo caso basterà farci guidare, nella speranza che chi invita sia informato sulle regole del bon ton e sui modi dell’accoglienza, appuntandoci, in caso contrario tutte le cadute di stile, per farne tesoro quando saremo noi sulla graticola del giudizio altrui.

Non si tratta di dogmi rigidi ed imprescindibili ma di semplici regole pratiche che però, se non seguite, rischiano di creare situazioni imbarazzanti, e nel minore dei casi di lasciare che piccoli gruppetti di commensali la facciamo da padroni a tavola, relegando i meno “introdotti” della compagnia a finte risate di compiacimento, rifugiandosi subito dopo nel proprio smartphone in cerca di supporto psicologico.

Assunto iniziale è che la riuscita di una colazione o di un pranzo non dipenda solo dalla bontà della cucina ma soprattutto dagli ospiti che inviteremo.

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Compito primario dei padroni di casa sarà quello di estendere inviti a persone tra loro compatibili (sopportabili per capirci 😉 ) accertandosi che tra loro non esistano inimicizie. Anche se in questa fase potrebbe venirci in aiuto il tanto odiato ed amato Facebook, ricorrere ai vecchi ed antichi metodi della telefonata o del passaparola mi sembra più appropriato. La scelta di chi invitare è fondamentale tanto quanto la disposizione degli ospiti a tavola, perché è dalla capacità di mescolare bene le carte (gli invitati) che si riconosce un bravo giocatore 😉

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Una volta deciso chi è dentro e chi è fuori (un pò alla Briatore 🙂 ) un ottimo padrone di casa avrà il compito di preoccuparsi di “chi siede dove”. Titoli nobiliari, primogeniture, parentele, anzianità , capelli canuti, cariche militari e religiose duellano e si scontrano per un solo obiettivo, il diritto di precedenza per la conquista del posto d’onore su un campo di battaglia appetibile ed appetitoso: la tavola!

images (7)Un posto sbagliato può compromettere anche l’intero evento e le vostre fatiche, per la buona riuscita potrebbero risultare vane ed ingloriose. Con l’assegnazione dei posti si eviteranno domande imbarazzanti della serie: “ma dove mi devo sedere” oppure “posso sedermi ad un altro posto”. Si eviterà tutto questo con poche parole: “il tuo posto è questo”. Ed anche se il vostro vicino avrà un alito insopportabile, o è noioso e pesante come l’uranio impoverito, vi toccherà stare al vostro posto, soffrendo in certosino silenzio. Mai per nessun motivo si dovrà reclamare un posto differente poiché sconvolgereste l’assetto deciso dai padroni di casa e le regole di galateo che sono state applicate per la formazione della tavola.

E veniamo alle regole che a prima lettura possono sembrare difficili, noiose e fuori moda, ma che se seguite ci porteranno sicuri e vincenti alla meta, come un treno sul binario!

download (3)Anche se non ne ho la paternità, cerchiamo di dare qualche punto elenco:

  1. I padroni di casa siedono a capotavola. L’uomo darà le spalle alla porta. La donna, in mancanza di personale di servizio, siederà al posto più vicino alla cucina.
  2. La padrona di casa avrà alla sua destra l’ospite maschio di riguardo ed alla sinistra il secondo uomo per importanza.
  3. Il padrone di casa avrà alla sua destra l’ospite donna più importante ed alla sua sinistra la seconda donna per importanza.
  4. Se il/la padrone/a di casa sono celibi, all’altro capo siederà la persona di sesso opposto che si intende onorare.
  5. Alternanza dei sessi a tavola, (uomo-donna-uomo- donna). Allontanare le coppie e non farle sedere una di fronte all’altra. Se gli invitati non sono in numero pari o c’è disparità con preponderanza ad esempio di uomini, evitiamo che si creino dei gruppi di “lavoro” o “politica” o “sport”, cerchiamo di assegnare i posti in modo che la conversazione non si fossilizzi su un solo argomento che potrebbe interessare molti, ma non a tutti.
  6. L’importanza dell’ospite può essere dettata da diverse motivazioni, ma a parità di condizioni e rango sociale prevale la regola dell’anzianità.
  7. Non fare sedere vicino persone che non hanno simpatia tra di loro (l’invito potrebbe trasformarsi in una serata senza fine) e se c’è uno straniero fatelo sedere accanto a qualcuno che parli la sua lingua; evitate di far sedere accanto persone che si conoscono già da tempo poiché finirebbero per dialogare tra di loro tutto il tempo, quindi allontanate amici intimi ed eventuali colleghi di lavoro.
  8. Se c’e’ un cardinale, un vescovo, o un appartenente al clero, occuperà il posto d’onore alla destra della padrona di casa; entrerà per primo nella sala da pranzo a fianco della padrona di casa, verrà servito prima delle signore presenti.

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Se avete un tavolo che ve lo consenta vale sempre la regola che i padroni di casa si siederanno a capotavola. La padrona di casa, in mancanza di camerieri, al lato più vicino alla cucina.

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In questo caso solo uno dei padroni di casa siederà a capotavola. La tradizione anglosassone assegna tale onore all’uomo, quella latina alla donna. Di fronte al padrone di casa siederà l’ospite di maggior riguardo dello stesso sesso che a sua volta avrà alla sua sinistra l’altro padrone di casa.

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Una volta assegnati i posti le signore possono accomodarsi subito mentre è fondamentale che i signori attendano che si sia seduta la padrona di casa. Inoltre compito dei padroni di casa è sempre quello di moderare la conversazione, chiudendo eventuali dialoghi troppo personali e lanciandone di nuovi in caso di imbarazzanti silenzi.

Consiglio per le signore: via le borse della tavola! Sarà compito della padrona di casa indicare un luogo dove poterle lasciare.

Consiglio per tutti: i cellulari lasciamoli in modalità silence nella giacca o nella borsa, poiché non c’è cosa peggiore a tavola che disturbare gli altri con telefonate e messaggini vari. E poi a dispetto del nome, se per un’oretta non saremo “social”  forse potremo fare due chiacchiere reali in un mondo ormai così “virtuale” 😉

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Dimenticavo…i segnaposti sono da usare obbligatoriamente solo nel caso in cui i commensali siano più di dieci. Sul segnaposto vanno indicati nomi, cognomi e gli eventuali titoli solo nel caso in cui si tratti di una cena formale, altrimenti basta il nome, ma mi raccomando, scrivetelo a penna non al pc! La disposizione dei posti segue regole tanto più precise quanto più formale è l’occasione. Negli altri casi l’assegnazione del posto viene fatta a l momento dalla padrona di casa.

Infine non dimentichiamo che la tavola non è solo cibo ma soprattutto persone, per cui è importante creare le giuste condizioni per il successo dell’evento, tanto nella fase degli inviti che in quella degli “accoppiamenti” tra commensali 😉

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Prossimamente parleremo anche di come apparecchiare la tavola ed usare correttamente la posata a nostra disposizione.

Stay hungry!

Aboutaman

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Day on a motorcycle

Cari lettori (biker e non) vi presento il mio ultimo “outfit”, scelto per partecipare all’evento “Bmw tour 2014”, che nella seconda tappa in calendario si è fermato in una location assolutamente premiante, rappresentata dal lago di Castel Gandolfo, vicino Roma, e che anche grazie ad un clima ormai primaverile ha raccolto numerosi appassionati e semplici curiosi.

Bmw ha presentato le sue ultime creazioni su due ruote, mentre sul fronte quattro ruote ha permesso di provare la sua scoperta a due posti, la nuova Bmw z4…. 😉

L’outfit

Per l’abbigliamento, come è d’obbligo in questi casi, ha avuto la precedenza comodità e sicurezza stradale, pertanto ho scelto un paio di jeans da moto, giacca con protezioni spalle e gomiti, casco modulare e guanti. Vi lascio qualche foto nella speranza di trasmettervi la piacevole aria che si respirava grazie alla bella location ed all’ottima organizzazione del team Bmw.

La prova

Ho avuto la possibilità di provare in due giornate diverse una Bmw 1200 RT liquid da 125 cv e la nuova R1200 nineT, vero gioiello in fatto di estetica ed “appeal” commerciale. Le mie impressioni tecniche, se interessati le trovate qui.

Lamps a tutti! 🙂

Aboutaman

 

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