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How many shoes in our wardrobe?

Cari lettori,

in questa splendida, quanto calda estate sarà capitato a tutti di intratternersi con il proprio vicino di ombrellone disquisendo del tempo, delle vacanze e perchè no, anche di moda….

Personalmente mi capita raramente di incontrare persone che hanno la mia stessa passione e quando questo succede nasce immediatamente un’empatia che fa sembrare un perfetto estraneo, l’amico di una vita. (more…)

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Miserocchi e le “driving shoes”…come nasce un’eccellenza

Cari readers,

voglio condividere con voi, una realtà calzaturiera italiana che rende il nostro “bel paese” ricco di storia e di cultura, esportando, in tutto il mondo, quel “mady in Italy” che appare quantomai inimitabile.

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Il capostipide Giulio, classe 1925, i figli Riccardo e Davide, il nipote Daniele rappresentano una genia di calzaturieri fortemente radicata sul territorio e caparbiamente ancorata alle sane regole della vera produzione artistico-artigianale di una volta: serietà, impegno creativo, stile e qualità sono solo alcuni degli imperativi categorici del loro modo di fare impresa.

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Forse in pochi sapranno che le tanto famose “car shoe” nascono a Domodossola, appunto nell’azienda Miserocchi. 

Ma come nasce la “car shoe”? Diciamo che in una vita media il nostro piede percorre circa due volte e mezzo il giro del mondo e quindi era assolutamente necessario che qualcuno inventasse una scarpa comoda, leggera e che facesse respirare il piede. Questo è un po’ il pensiero e l’intuizione, o semplicemente la filosofia da cui trae origine la passione di Giulio Miserocchi, il quale ripercorre la storia di queste “mitiche” scarpe, ricordando che all’inizio non furono propriamente “baciate” della fortuna.

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Infatti, le prime “car shoe” nascono in Francia nei primi anni 30′ ma non ebbero grande successo. Nel dopoguerra il brevetto fu acquistato dal calzaturificio Mostile di Vigevano e così quel tipo di mocassino fece la sua apparizione anche in Italia. Tuttavia l’idea stentò a decollare.

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Nel frattempo, nel 1966, Giulio Miserocchi acquisto la vecchia azienda calzaturiere creata dai fratelli Mallerio ed inizio la sua avventura come imprenditore di calzature, tra alti e bassi ed anni non facili. Fu poi, nel 1972 che il vecchio proprietario Peppino Mallerio invitò Giulio Miserocchi a comperare il brevetto dal calzaturificio Mostile.

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E così, licenza ed apparecchiature alla mano, l’azienda Miserocchi inizio a produrre il famoso mocassino che, ancora oggi vende ai maggiori brands internazionali, i quali poi appongono il loro marchio. Il prodotto è divenuto ben presto un “must have” e la sua diffusione è ormai quasi mondiale. Così, circa nove anni fa la famiglia Miserocchi, decise di produrre e vendere anche direttamente il prodotto, sul quale è stato impresso nella suoletta interna, oltre al nome, anche un marchio distintivo, un volante stilizzato.

Inutile dire che i pellami sono il “top” a livello mondiale e la Miserocchi è una delle poche aziende calzaturiere ad utilizzare il rarissimo e costoso “novocalf”, prodotto Oltralpe.

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Tra i clienti illustri non possiamo non ricordare l’avvocato Gianni Agnelli, il quale fu tra i primissimi “testimonial” dei mocassini chiodati. Ricorda il sig. Giulio che l’avvocato, era talmente preciso e scrupoloso che faceva gli ordini inviando una lettera scritta a mano di “suo pugno”, inviando, nel contempo anche le forme di legno con le sue misure speciali.

In suo onore viene oggi prodotto anche un mocassino con il suo nome.

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Pertanto, se volete acquistare una “car shoe” no-brand potete tranquillamente rivolgervi a questa azienda, saltando tutti passaggi commerciali successivi, e sarete certi di avere ai piedi un prodotto di eccellenza a prezzi assolutamente ragionevoli.

Ovviamente non potevano mancare ai miei piedi, nel modello in cervo, color marrone 🙂

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Alla prossima!

Aboutaman

Handcrafted shoes

Cari dappers readers, penserete che le scarpe siano il mio cruccio, data la frequenza con cui torno a parlare di loro. Ebbene…si e no. Si, nel senso che di scarpe ne potrei avere un numero infinito e non mi stancherei mai di guardarle, sia indossate ai piedi che dentro la scarpiera. No, nel senso che della scarpa mi interessa non solo il lato estetico e glamour che è di impatto immediato, ma anche l’aspetto “tecnico”, legato ai metodi di lavorazione, che evocano un mondo fatto di artigianalità che si fonde in un misto di fascino e maestria. 

Vedere come dei semplici pezzi di pelle e cuoio si trasformino, passando per mani sapienti, in vere e proprie opere d’arte è qualcosa che visto dal vivo riesce ancora ad emozionare e dovrebbe far riflettere prima di dire che alcune scarpe sono “troppo care”, tornando un po’ al ragionamento che abbiamo fatto qui

Ma quali sono le principali tecniche di lavorazione di una scarpa artigianale?

Senza presunzione di esautività, si possono restringere a tre:

  • Blake

Inventata nel 1858 dal tecnico americano Blake, l’omonima invenzione consiste nel unire (attraverso l’omonima macchina Blake) con un’unica cucitura la suola, la fodera, la tomaia e il sottopiede. È sempre possibile riconoscere le calzature lavorate con questa tecnica in quanto all’interno delle stesse è visibile la cucitura che attraversa il sottopiede. Si tratta della cucitura meno pregiata tra quelle descritte, ma senz’altro conferisce alla calzatura una buona morbidezza e permette di realizzare un buon prodotto.

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  • Goodyear

Questo tipo di lavorazione prende il nome dal suo inventore, Charles Goodyear, che la mise a punto e la brevettò nel 1832: è una lavorazione costosa, laboriosa e che richiede grande perizia e precisione, ma rappresenta ancora oggi la massima qualità di costruzione possibile.

Una delle peculiarità principali di questa lavorazione consiste nell’utilizzare una striscia di cuoio chiamata “guardolo”, che corre lungo tutto il perimetro della scarpa e viene legato con una prima cucitura trasversale insieme alla tomaia e alla fodera. Successivamente viene effettuata una seconda cucitura, sempre dall’interno, che unisce la parte inferiore del “guardolo” alla suola.

3L’intercapedine così formata è riempita da un’intersuola fatta di materiali naturali, in genere sughero, che viene posta all’interno prima di unire il corpo alla suola con la seconda cucitura.

In questo modo si ottiene un perfetto isolamento del piede dal suolo su cui poggia la scarpa e si consente all’intersuola di svolgere al meglio il suo lavoro di espulsione della naturale umidità che viene generata dal piede. La doppia cucitura e lo speciale filato utilizzato consentono inoltre alla pelle della scarpa di potersi dilatare o contrarre, a seconda delle condizioni climatiche, senza subire danni o screpolature.

La lavorazione Goodyear è l’unica che consente di scucire la suola usurata e di sostituirla ricucendone una nuova.  Molte scarpe inglesi “famose” sono realizzate con questa tecnica, che le rende praticamente “eterne”.

  • Norvegese 

E’ una delle lavorazioni più laboriose e la sua realizzazione inizia dopo che la tomaia, abilmente tirata ed inchiodata sulla forma, ottiene la sua sagoma. Occorrono tre cuciture per completare l’opera di questa complessa lavorazione. E’ l’artigiano stesso che delinea il passo dell’impuntura visibile esternamente, decidendone la cadenza punto dopo punto adornando e legando le parti che compongono la scarpa.

La prima cucitura lega la tomaia al sottopiede, la seconda lega ancora la tomaia, dopo essere stata rovesciata esternamente, alla suola di mezzo. E’ evidente quindi che in questa lavorazione il bordo che gira lungo il perimentro della scarpa e quindi della suola, è determinato non dal guardolo, ma da una vera e propria suola di mezzo, chiamata “intersuola“. A questa quindi viene poi cucita la suola finale creando così un unico corpo legato.

Questa complessa ed affascinante lavorazione è adatta per chi sceglie un tipo di scarpa robusta e solida e rappresenta senz’altro il metodo più complesso di lavorazione, dato che si realizza cucendo la tomaia al sottopiede e poi alla suola, creando un profilo intrecciato, lungo tutto il bordo della scarpa.

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Per produrre una scarpa con i metodi sopra descritti si possono impiegare tra le 8 e le 27 ore, e questo dato, già da solo dovrebbe farci riflettere sul perchè scarpe apparentemente simili possono differire nel prezzo anche di 4 o 5 volte. Inoltre, una scarpa artiginale è un investimento che ci accompagnerà per molti anni perchè sicuramente invecchierà, ma potrà sempre essere riparata e tornare come nuova e sarà sempre al riparo dall’obsolescenza delle mode. 

Alla prossima!

Aboutaman