gianni agnelli

“Sprezzatura”…la perfetta imperfezione

Cari readers,

è da un po’ che stavo pensando di scrivere un articolo sul concetto di “sprezzatura”, che meglio di ogni altro rappresenta oggi la tendenza dell’essere e dell’apparire…manifestare imperfezione e quasi distacco nel proprio look, ma con la consapevolezza di essere in realtà, maniacalmente ricercati.

Oggi il termine è quasi abusato, poiché in tanti cercano l’effetto “sprezzatura” nei propri outfits…in realtà, a mio avviso, si tratta di un vero e proprio “life style”, che richiede una grande disinvoltura ed un’altrettanta sicurezza in sè stessi, volta a far sembrare del tutto normale indossare abiti ed accessori non comuni. Per questo non ci si può forzare ad assumere tale atteggiamento, perché l’effetto indotto potrebbe essere contrario al voluto… 😉

Sull’argomento mi è piaciuto un articolo scritto da due ragazzi che di stile ne hanno da vendere. Spero condividiate la mia scelta 🙂

Tratto integralmente da http://www.thethreef.com

Alla prossima!

Aboutaman

Sprezzatura è un termine introdotto da Baldassare Castiglione, autore del Libro del Cortigiano nonché guida per distinti ed eleganti signori, che per primo parlò di quest’ “arte che nasconde arte”. Si tratta della capacità di vestire con stile dando l’impressione che non vi sia alcuno sforzo consapevole: perfetta imperfezione, disinvolta nonchalance, arte del disordine.
Gli ingredienti principali sono sicurezza, orgoglio, fiducia e consapevolezza: mescolati e sfoggiati in pubblico.
Lino Ielluzzi, icona insieme a Luca Rubinacci di questo stile, è capace di vestire con indifferenza un doppiopetto classico ed impeccabile, mentre dalla tasca spuntano accattivanti ed indisciplinati fazzoletti colorati.
Così come Lapo Elkann, maestro di nuovi tagli e volumi sartoriali, che ama prender spunto dal dandismo e con nonchalance far rivivere lo stile del nonno Gianni Agnelli, portandolo nella stratosfera grazie alla sua personalità unica ed eccentrica.
Agnelli, considerato da sempre come uno degli uomini più eleganti  e ben vestiti: indossava la cravatta di traverso, che su chiunque altro sarebbe potuto apparire come un gesto estremamente trasandato e sciatto, esprimendo un senso di infinita sprezzatura. Famoso, inoltre, per indossare l’orologio sopra il polsino, poiché, a parer suo, portarlo indietro per controllare l’ora costituiva un’inutile perdita di tempo.
Come sfoggiare l’arte della sprezzatura?
Il look è debitamente studiato, questo è indubbio, il punto sta nel non mostrarlo non appena si è fuori di casa, ma avere nonchalance e non pensarci più.
La strada dell’imitazione non può portare da nessuna parte, quel che occorre fare è mettere in gioco la propria personalità. Una volta imparate le regole del ben vestire, queste andranno (con coraggio) infrante e il carisma farà da guida.
In pratica: indossare orologi, cravatte, fazzoletti di famiglia; vestire capi costosi insieme a curiosi pezzi vintage; accostare colori e texture inattesi; mischiare il lusso con il trasandato; indossare capi ed accessori in modo inaspettato, come un orologio sopra il polsino della camicia, un paio di calzini colorati oppure una cravatta sopra un maglione.

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Miserocchi e le “driving shoes”…come nasce un’eccellenza

Cari readers,

voglio condividere con voi, una realtà calzaturiera italiana che rende il nostro “bel paese” ricco di storia e di cultura, esportando, in tutto il mondo, quel “mady in Italy” che appare quantomai inimitabile.

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Il capostipide Giulio, classe 1925, i figli Riccardo e Davide, il nipote Daniele rappresentano una genia di calzaturieri fortemente radicata sul territorio e caparbiamente ancorata alle sane regole della vera produzione artistico-artigianale di una volta: serietà, impegno creativo, stile e qualità sono solo alcuni degli imperativi categorici del loro modo di fare impresa.

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Forse in pochi sapranno che le tanto famose “car shoe” nascono a Domodossola, appunto nell’azienda Miserocchi. 

Ma come nasce la “car shoe”? Diciamo che in una vita media il nostro piede percorre circa due volte e mezzo il giro del mondo e quindi era assolutamente necessario che qualcuno inventasse una scarpa comoda, leggera e che facesse respirare il piede. Questo è un po’ il pensiero e l’intuizione, o semplicemente la filosofia da cui trae origine la passione di Giulio Miserocchi, il quale ripercorre la storia di queste “mitiche” scarpe, ricordando che all’inizio non furono propriamente “baciate” della fortuna.

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Infatti, le prime “car shoe” nascono in Francia nei primi anni 30′ ma non ebbero grande successo. Nel dopoguerra il brevetto fu acquistato dal calzaturificio Mostile di Vigevano e così quel tipo di mocassino fece la sua apparizione anche in Italia. Tuttavia l’idea stentò a decollare.

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Nel frattempo, nel 1966, Giulio Miserocchi acquisto la vecchia azienda calzaturiere creata dai fratelli Mallerio ed inizio la sua avventura come imprenditore di calzature, tra alti e bassi ed anni non facili. Fu poi, nel 1972 che il vecchio proprietario Peppino Mallerio invitò Giulio Miserocchi a comperare il brevetto dal calzaturificio Mostile.

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E così, licenza ed apparecchiature alla mano, l’azienda Miserocchi inizio a produrre il famoso mocassino che, ancora oggi vende ai maggiori brands internazionali, i quali poi appongono il loro marchio. Il prodotto è divenuto ben presto un “must have” e la sua diffusione è ormai quasi mondiale. Così, circa nove anni fa la famiglia Miserocchi, decise di produrre e vendere anche direttamente il prodotto, sul quale è stato impresso nella suoletta interna, oltre al nome, anche un marchio distintivo, un volante stilizzato.

Inutile dire che i pellami sono il “top” a livello mondiale e la Miserocchi è una delle poche aziende calzaturiere ad utilizzare il rarissimo e costoso “novocalf”, prodotto Oltralpe.

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Tra i clienti illustri non possiamo non ricordare l’avvocato Gianni Agnelli, il quale fu tra i primissimi “testimonial” dei mocassini chiodati. Ricorda il sig. Giulio che l’avvocato, era talmente preciso e scrupoloso che faceva gli ordini inviando una lettera scritta a mano di “suo pugno”, inviando, nel contempo anche le forme di legno con le sue misure speciali.

In suo onore viene oggi prodotto anche un mocassino con il suo nome.

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Pertanto, se volete acquistare una “car shoe” no-brand potete tranquillamente rivolgervi a questa azienda, saltando tutti passaggi commerciali successivi, e sarete certi di avere ai piedi un prodotto di eccellenza a prezzi assolutamente ragionevoli.

Ovviamente non potevano mancare ai miei piedi, nel modello in cervo, color marrone 🙂

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Alla prossima!

Aboutaman