ben vestire

Lo stile, la moda e l’eleganza…riflessioni “a quadretti”

Cari readers,

vi ho ormai abituato ai miei “scatti” con cadenza quasi settimanale e chi mi segue avrà notato che spesso mi piace abbinare colori e tessuti in modo non convenzionale, con l’unico vincolo rappresentato dal fatto che, per motivi di lavoro indosso spesso la cravatta. Tuttavia cerco da sempre di creare delle combinazioni che allontanino il più possibile il pensiero e l’immagine anni ’80 del “colletto bianco”.

E’ importante ricordare che non bisogna puntare all’eleganza in senso assoluto, ma cercare sempre una perfetta sintonia tra occasione e abito, in modo tale che tra tanti, il nostro stile ci distingua e nello stesso tempo ci faccia sentire a proprio agio. Se a ciò aggiungiamo anche una buona dose di “buone maniere“, il gioco è fatto 😉

E’ il caso oggi di un bel paio di pantaloni a quadretti che, vi assicuro, per strada non passano inosservati! Che dire poi della monk strap che porto ai piedi…tutti elementi del mio guardaroba che ho selezionato guardando la qualità dei materiali e dei tessuti e non l’etichetta, che nello stesso tempo possono piacere o meno, mi di certo non lasciano indifferenti. In fondo provocare reazioni è uno dei motivi per cui ci vestiamo, altrimenti basterebbe un saio non credete?

Che ne pensate? Cosa vi piace di più o di meno dell’outfit odierno?

Alla prossima!

Aboutaman

Wearing:Lubiam trousers// Boggi wool-cashmerejacket// Borgioli hand-made shoes// Andrew's ties// Vintage55 vest// Gerba chain// Omega vintage watch// Gutteridge scarf// Henry cotton's double face coat//
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Buone maniere…la stretta di mano come biglietto da visita

Cari readers,

riprendo con piacere a scrivere di buone maniere, e lo faccio con l’animo di chi, ben lungi dal sentirsi depositario di regole o dettami tassativi, ha il solo, semplice piacere di condividere con voi alcuni “atteggiamenti” che possono, più di tante parole, raccontare le persone che abbiamo davanti. Per farlo iniziamo con uno dei simbolismi più “forti” del nostro tempo….la “stretta di mano”.

Si è soliti salutarci tra persone offrendo la nostra mano, e stringendo quella del nostro interlocutore. Sa va sans dire che dalla stretta di mano di una persona possiamo capire molte cose.

Diciamo subito che tra “gentlemen” si è soliti portare il saluto stingendosi vicendevolmente la mano, in segno di saluto e di rispetto. Ma pensiamo a quante sfumature questo gesto porta con sè. Una bella stretta vigorosa con il palmo quasi rivolto verso l’alto, la mano ferma e non sudata è, a mio avviso il miglior modo per porgere al mondo il nostro lato interiore. Ma dal momento che molte volte non succede questo mi sono divertito a fare una sorta di classifica metaforica sui possibili incontri tra mani 🙂

La peggiore è senz’altro quella del “pesce morto”. Poche strette di mano sono così poco apprezzate come quella del cosiddetto pesce morto, soprattutto se la mano è fredda e appiccicaticcia. Questa stretta di mano, sgradita in tutto il mondo, viene associata a un carattere debole e viene interpretata dall’interlocutore come una mancanza di interesse.

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Una via di mezzo, altrettanto “scomoda” è quella della “morsa”, tipica degli uomini d’affari: denota desiderio di dominare e di assumere il controllo del rapporto, oppure di mettere l’interlocutore al proprio posto. Il palmo viene porto rivolto verso il basso con un gesto deciso, seguito da due o tre strette vigorose e da una pressione che può bloccare la circolazione della mano dell’interlocutore.

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Infine, sempre parlando di strette di mano da evitare, c’è la “presa della punta delle dita”. Abbastanza comune negli incontri uomo-donna. È una presa che manca il bersaglio in cui apparentemente si afferrano per sbaglio le dita dell’interlocutore, anche se spesso è l’interlocutore che tiene il braccino indietro e offre solo le dita. Lo scopo principale è quello di tenere l’interlocutore a distanza.

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Ma qual’è la stretta di mano perfetta? Innanzitutto, le regole sono le stesse per uomini e donne. Nella mia esperienza i migliori incontri di mano sono stati caratterizzati dall’offrire all’altro la mano destra, con una stretta ferma ma non eccessiva, in un punto che si colloca a metà strada tra noi e chi abbiamo di fronte. Il palmo deve essere asciutto e fresco e le mani strette si devono scuotere 2/3 volte per un tempo non superiore ai due-tre secondi. Ci si deve guardare negli occhi, sorridendo in modo spontaneo e con una forma di saluto o presentazione consona alla situazione.

Tutto questo per portare all’attenzione un gesto che molto spesso viene compiuto in totale automatismo, senza pensarci, ma che a ben vedere, dice molto di noi e di chi abbiamo davanti. Addirittura ho letto che i vertici inglesi della “Chevrolet”, hanno inserito il corso sulla corretta stretta di mano nel programma formativo della propria forza vendita. Ritengono, infatti che la stretta di mano non è solo una forma di saluto rituale, ma anche un modo per concludere gli affari, trasmettendo fiducia ai propri clienti.

Per cui, da oggi in poi quando ci troviamo a stringere mani, pensiamo che stiamo facendo un gesto che rappresenta più di un saluto e dice molto di noi, quasi fosse un biglietto da visita 😉

Don’t forget it!

Alla prossima!

Aboutaman

Alternativa al blu e grigio?

Cari readers,

oggi vi propongo un outfit semplice, giocato sull’abbinamento del verde e del grigio chiaro. Insieme mi piacciono molto e rappresentano, a mio avviso, una buona alternativa al classico “spezzato” giacca blu e pantalone grigio.

Lo smanicato in lana riprende il colore del pantalone mentre cravatta, scarpe e borsa sposano i toni del marrone, insieme al gilet.

Il pantalone è stato “ripreso” in sartoria portando il fondo ai 16 cm, mentre la giacca presenta asole funzionali e doppio spacco posteriore.

Cosa ne pensate?

Alla prossima

Aboutaman

Wearing: Pedro del Hiero jacket//Tombolini trousers//Santoni shoes//Cenci tie//8 bag//Kruder sleeveless//Vintage55 vest//Rayban sunglasses//Rolex watch//Erreffe shirt//Gerba chain??????????????????????????????? ??????????????????????????????? dsc020542newDSC02051DSC02036DSC02025DSC02028DSC02038  DSC02058DSC02005

 

 

John Lobb…fiercely expensive

Acquistata dal Gruppo Hermès nel 1976, la Maison JohnLobb ha il suo atelier in Rue Du Faubourg Saint-Antoine a Parigi. Dopo l’acquisto si iniziò il pronto in taglia in Inghilterra, lasciando il solo “bespoke” nella capitale francese. Come per un abito di sartoria, anche per le scarpe sono necessarie cinquanta ore lavorative per la produzione, che salgono a settanta per uno stivale complesso. Tutti i modelli passano nelle mani di esperti artigiani per realizzare modelli unici nel loro genere per soddisfare i sogni dei loro clienti.

images (1)Il fondatore, John Lobb, nacque nel 1829 a Tywardreath in Cornovaglia da una famiglia di umili origini. Nel 1863 ricevette il Royal Warrant, divenendo il fornitore ufficiale di calzature del principe Edoardo. L’azienda conserva ancora questa onorificenza vestendo la regina Elisabetta, il duca di Edimburgo e il principe di Galles. Il negozio, aperto nel 1849 in St. James Street, divenne in poco tempo luogo di incontro di attori teatrali, cantanti d’opera, politici, scrittori e uomini d’affari (tra cui Ernico Caruso, Bernard Oppenhaimer, Guglielmo Marconi e Joseph Pulitzer).

I metodi tradizionali del suo artigianato le hanno fatto acquisire nel tempo un ricco patrimonio, che tuttora conserva. Ora è accessibile a un pubblico internazionale più grande: la compagnia mantiene la tradizione di produrre a mano scarpe su ordinazione e su misura a Parigi, conservando così le sue origini, mentre produce scarpe pronte da indossare (non su misura) per la maggioranza dei compratori.

Tutto è fatto a mano e guai a parlare di lavorazione goodyear!: da john lobb anche le suole sono cucite a mano, senza l’ausilio di macchinari. L’età degli artigiani varia dai 20 ai 60 anni.

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Il vasto ventaglio di pellami fa sì che il cliente possa sbizzarrirsi nella scelta del cuoio, che sia esso pelli bovine o camosci, strettamente selezionati, o altri tipi di pelli più esotiche, come il coccodrillo. Anche i colori variano secondo le scelte personali del cliente: per le scarpe di cuoio classico si opta per colori più per i grandi classici, quali il “Deep Blue”, un blu molto scuro che tende verso il nero,il “Gold”, un marrone molto brillante, e il nero classico. Per coloro che scelgono invece le pelli esotiche, si possono realizzare scarpe con colori più eccentrici, come il verde o il giallo.

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Sebbene non mi piace parlare di prezzi, mi scuso per la mancanza di eleganza ma, in questo caso è quasi dovuta. Infatti, la cifra (iniziale :-)) per un paio di scarpe “Made to Measure” è di circa 4.000 euro.

Alla prossima!

Aboutaman

Ph. credit: thebespokedudes

 

Monday’s outfit…back to tie

Dear readers,

today I have the pleasure to show you some pictures of my outfit, before wearing. As you can see there is an helmet with unusual colors for my current motorbike…in fact there is a good news in my garage, but I don’t reveal anything…I’ll show you soon!

Stay bespoke!

Aboutaman


Cari readers,

vorrei mostrarvi qualche foto del mio odierno outfit, prima di essere indossato. Come noterete è presente un casco con colori insoliti per il mio attuale due ruote…infatti c’è una bella novità nel mio garage, ma non voglio anticipare nulla…lo vedrete presto!

Stay bespoke!

Aboutaman

//Teichner tailored jacket//Erreffe “bespoke” shirt//Visor tie//HelmoMilano helmet//”8″ bag//H&M travelbag

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