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The season change of clothes … all garbage?

Due volte l’anno siamo alle prese con l’ormai noto rituale del “cambio di stagione”  e la domanda, che sia primavera o autunno, è sempre la stessa…ma come ho fatto lo scorso anno a mettere questo pantalone o questa giacca? E’ larga, lunga…insomma è strana fino al punto da non sembrare più la stessa che ci ha fatto battere il cuore quando l’abbiamo acquistata…. Ma come mai accade questo? La risposta appare più semplice di quanto si pensi. Mentre i nostri preziosi e costosi capi sono rimasti chiusi nell’armadio per un’intera stagione, il mondo è andato avanti! Nuove mode, nuovi colori, nuove tendenze di stagione si sono pian piano affermate e poi impadronite della nostra mente, come un virus silenzioso, impercettibile, che al momento giusto viene fuori prepotentemente e ci formatta tutto il sistema, rappresentato, in questo caso dal guardaroba, o meglio della percezione che abbiamo di “lui”.

E’ evidente che in tempi di crisi questo ragionamento è positivo perché fa muovere l’economia in un senso o nell’altro facendo si che si vadano a riempire virtualmente e non solo due grandi contenitori, uno destinato al sarto, per le modifiche “di attualizzazione” ed uno alla dismissione…In entrambi i casi ci sembrerà di essere rimasti nudi, perché nulla ci apparirà attuale ed “indossabile”…signori il virus ha colpito di nuovo 😉

Come rimediare? Prima opzione, se abbiamo una di quelle carte di credito a disponibilità illimitata possiamo contattare un personal shopper e chiedere il miracolo di rinnovare per noi il guardaroba, ma capisco che questa opzione è selezionabile da pochi. A tutti gli altri  consiglio di selezionare i capi dividendoli per anzianità, prendendo e mettendo da una parte quelli che non abbiamo indossato neanche la scorsa stagione, poiché è con ragionevole certezza non li indosseremo neanche quest’anno. Dopo questa prima ma fondamentale scrematura, vediamo cosa rimane per poi selezionare cosa è recuperabile e cosa no. In particolare il consiglio è quello di provare a far adattare alle tendenze attuali i capi di maggior valore e pregio a livello non sono di prezzo ma di tessuto o magari quelli a cui siamo più affezionati. Per questa operazione di adattamento/attualizzazione ci vuole il sarto, che in questo periodo diventerà il nostro migliore amico 🙂 Tutto il resto del guardaroba vi consiglio di regalarlo o, se avete una soffitta, di riporlo in quel baule che i vostri figli tra venti o trent’anni apriranno trovando tutto di grande attualità  🙂

Il capo che è spesso oggetto dei maggiori “aggiornamenti” in fase di cambio di stagione è il pantalone. E così dopo averlo stretto “a dovere” (ne abbiamo parlato qui altrettanto importante è anche capire come e quando fare il risvolto del fondo, 

Ci sono regole al riguardo? Va fatto sempre? Se si quanto alto? Tutte domande legittime, ma che purtroppo non hanno una risposta univoca, poiché ancora una volta dipende da alcune variabili imprescindibili che devono essere analizzate per dare la corretta risposta.

Il risvolto ha la sua origine, storica o mitica che sia, nel gesto di arrotolare i pantaloni per salvarli dagli schizzi di fango. Fino agli anni ’30 molti uomini portavano i pantaloni risvoltati sensibilmente più corti, in modo che dessero l’impressione di essere stati arrotolati lì per lì. Dunque il risvolto nasce in campagna e con uno spirito disinvolto, in cui la praticità prevale sul protocollo. È per questo motivo, non per qualche odioso comandamento, che in alcune condizioni è meglio evitarlo. Detto questo l’unico divieto nel fare il risvolto ci viene proprio in quelle occasioni assolutamente formali che invece farebbero pensare il contrario. Infatti il risvolto è assolutamente da evitare nel frac, tight e smoking.

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In tutti gli altri casi il risvolto non è vietato, pertanto se piace si può sempre fare. Però la seconda domanda che ci poniamo è, quanto alto lo si deve fare? Beh diciamo che mentre gli amanti delle buone maniere ed i più rispettabili manuali di sartoria parlano di’ “altezza aurea” che non dovrebbe superare i classici 2,5 cm, c’è poi tutta una serie di altrettanti esperti e sostenitori del mondo “bespoke” che lo preferiscono di un generoso 4 cm. E quindi? Confusione? Non proprio…

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Vero è che non esiste una regola precisa  e quindi la scelta deve necessariamente valutare la figura, ossia la corporatura: un uomo non troppo alto dovrebbe evitare il risvolto superiore ai 2,5 cm perché tenderà ad accorciare la gamba. Inoltre si dovrebbe optare per un pantalone taglio slim, portato corto, così da compensare l’ effetto del risvolto. Inoltre il risvolto è sempre consigliabile quando si vuole dare al proprio outift un aspetto casual, come nel caso dell’abbinamento con una giacca sportiva. Abbiamo detto però che il risvolto accorcia la gamba, quindi attenzione, poiché un uomo di media altezza viene penalizzato dal risvolto, laddove una gamba lunga e stretta appare valorizzata, potendo in quest’ultimo caso anche arrivare ad un’altezza di 4,5/5,0 cm.

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Infine una tendenza che si sta affermando negli ultimi tempi è che anche il jeans possa essere portato con risvolto, sia fatto ” a macchina” ma sopratutto “arrotolato” a mano, donando allo stesso una peculiarità unica che non vi farà passare inosservati 😉

Buon cambio di stagione 😉

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Aboutaman

La sartoria napoletana diventa “Giuliva”

 

MostreL’occasione era la mostra dei cento pittori che due volte l’anno viene organizzata dall’omonima associazione nella pittoresca ed unica cornice romana di via Margutta. Giornata soleggiata e mite, capace a mettere chiunque di buon umore nel sottomesso brusio di una tarda mattinata di inizio maggio. Se già questo sarebbe bastato per incorniciare la giornata tra i ricordi più piacevoli, a me è capitato di più, molto di più.

Il cancello del civico 53b schiude al suo interno, sulla destra il sogno di ogni cultore del bel vestire, a cui due amici e profondi conoscitori delle buone maniere hanno dato il nome di “Giuliva“. Così hanno voluto chiamare la loro Sartoria, che definire tale è assolutamente restrittivo. Un salotto, di quelli buoni, in cui forse una volta avremmo trovato a conversare Oscar Wilde o Lord Brummell, intenti a disquisire su quel mondo che si può sintetizzare in “bespoke“, ossia “su misura”, lontano anni luce dalle confezioni e da tutto ciò che è fatto “in serie”.

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Mi accoglie Vittorio, uno dei due fondatori, con un sorriso contagioso e quell’aria di “amico da sempre” che oggi è sempre più raro trovare, soprattutto in certi ambienti. Poco dopo, scende dal secondo piano Gerardo, affascinante avvocato, che insieme al suo amico, prima che socio, ha voluto dare concretezza ad un progetto maturato in anni di passione e dedizione.

Ancorché originari di Salerno, Vittorio vive a Roma, mentre Gerardo fa “il pendolare” tra Roma e Napoli, dove esercita anche la professione forense, ed è a Napoli che si trova il laboratorio dove vengono realizzati materialmente gli abiti, nel rispetto della tradizione e con la maestria che ha reso famosa la sartoria napoletana nel mondo. 

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Da subito mi hanno aperto le porte della loro sartoria, invitandomi nel salottino, vero concept posto al secondo piano, dove il dialogo diventa ricco di aneddoti ed esperienze vissute, e dove Vittorio e Gerardo trasmettono il loro sapere come farebbe un vero amico, senza presunzione o arroganza, ma con parole che nascono dalla passione di chi ha fatto della sartoria, una ragione di vita.

Scendendo al primo piano troviamo la zona ready-to-wear, dove è possibile scegliere i tessuti, spaziando da Drapers e Dormeuil ad Holland & Sherry, senza tralasciare Loro Piana, e dove si prendono le misure del cliente, rigorosamente senza cartamodello, ci tiene a precisare Gerardo, ed è quindi il luogo deputato alla vera e propria consulenza e conoscenza, affinché ogni creazione sia unica e differente, riuscendo nel contempo a soddisfare al meglio le aspettative del cliente.

La prima domanda che mi è venuta in mente è stata proprio quella che non ho fatto, perché dal modo di raccontarsi, seppur brevemente, ho capito che per Vittorio e Gerardo è uno stile di vita, prima ancora che un lavoro e, pertanto il temine “Giuliva” non può che rappresentare il modo di affrontare la vita, con stile, eleganza ma anche leggerezza.

Da amante della sartoria napoletana ho ritrovato nella Sartoria Giuliva, tutti gli elementi che caratterizzano lo stile partenopeo. Giacche dal “cran” molto aperto (anche se dovrei dire sgarzillo come lo chiamano a Napoli), revers mai sotto i 10 cm, collo alto, e giromanica a camicia sono solo alcuni dei tratti distintivi della sartoria napoletana che oggi trova in Vittorio e Gerardo un indirizzo romano di riferimento.

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Via Margutta 53b è il luogo dove il passato rivive nella passione della vera sartoria di un tempo, lontana anni luce dal mondo dell’omologazione e nello stesso tempo profondamente legata allo stile attualizzato ma sempre unico, che solo un capo fatto “su misura” saprà regalarvi.

Alla prossima

Aboutaman

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Men’s jacket … new proportions and new rules

Spesso si è portati a pensare che le cose semplici siano anche facili. Ad una prima lettura potrebbe sembrare così, ma scendendo ad un livello maggiore di approfondimento notiamo come la frase nasconda delle insidie, non solo linguistiche.

L’esempio che oggi introduce il nuovo articolo è proprio legato a questa apparente similitudine tra il semplice ed il facile. 

La giacca è un capo che si può definire “semplice” sia per la diffusione mondiale del prodotto, sia per le molteplici possibilità di abbinamento e per le innumerevoli declinazioni in cui la possiamo trovare sul mercato, e così, dopo aver parlato della giacca doppio petto vorrei dare un focus sui possibili rischi che si corrono sottovalutando la giacca, pensando che sia anche un capo “immortale”.

Innanzitutto la convinzione più diffusa è che comprando una giacca, magari blu, si assolva per anni al compito di avere un capo iconico, considerandolo scevro dalle sollecitazioni della moda. Forse una volta era così, ma oggi NO!

Infatti abbiamo dovuto assistere, nel giro di tre o quattro stagioni ad un vero e proprio stravolgimento delle proporzioni, rendendo in un sol colpo antiquate ed anacronistiche le giacche presenti nei nostri armadi. Spalle imbottite, lunghezze da “frac”, terzo bottone funzionale, asole finte, hanno fatto il loro tempo, e la cosa non si è potuta evitare neanche con i miracoli dei sarti di fiducia, i quali hanno alzato le mani davanti a richieste di stravolgimenti che avrebbero comportato a livello economico degli esborsi simili all’acquisto di un capo nuovo, senza tra l’altro garantirne lo stesso risultato.

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E così, siamo stati costretti a metter da parte giacche magari in tessuto pregiato, ma non più rappresentative del nuovo modo di intendere la giacca da uomo. Ma quali sono i segnali più evidenti di questi cambiamenti?  

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Innanzitutto la scuola napoletana sembra aver avuto il sopravvento rispetto a quella inglese, decretando, e quasi dettando in modo imperativo le regole e le nuove proporzioni. Inoltre, nuovi stilisti emergenti ed altri ormai consolidati nel mondo del “bespoke” (un esempio per tutti Valentino Ricci, co-fondatore di Sciamàt) stanno dando il loro prezioso contributo per la nascita di un nuovo stile, non classificabile in una scuola precisa.

La giacca sartoriale oggi è più corta, con la spalla a camicia, a tre bottoni che si puntano a due.

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Gli spacchi posteriori si allungano, arrivando in alcuni casi a sfiorare i 30 cm, la manica è a mappina, caratterizzata da piccole pieghe all’altezza della cucitura con la spalla e si fa stretta, con il fondo ideale ai 13 cm. I revers in sartoria si allargano anche a 12 cm dando la sensazione ottica di stringere la vita. La spalla si svuota, imitando quasi quella della camicia, la tasca applicata, invece, è a pignata, per la sua forma peculiare, simile a quella di una pentola. La tela all’interno è leggera, la fodera è a metà o è assente. La ripresa (pence) sul davanti si fa fino al fondo, il taschino in petto è a barchetta ed i bottoni  sulla manica sono uno, per il blazer sportivo e due distanziati, per l’abito.

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Piccolo approfondimento: Il bavero “a lancia”, tipico del doppiopetto, è più formale, ma lo si sta rivalutando anche sul monopetto, al fine di dare un tocco di stile ad un abito, altrimenti "piatto". E comunque, tradizionale, “a lancia” o "a scialle" che sia, la magia del revers sartoriale sta nel suo disegno a mano sul cartamodello. Il risultato è una “pancia” o una punta ogni volta diverse. C’è chi lo fa più pesante, mettendo all’interno tela, crine di cavallo epelo cammello, come da tradizione nella sartoria milanese; c’è chi lo fa leggero, come a Napoli, inserendo solo uno strato di tela da 150 grammi; c’è chi, infine, non mette nemmeno la tela all’interno, preferendo il cotone.

Detto questo aprite il vostro armadio, cercate il reparto giacche e verificate se queste rispecchino quanto detto sopra….se la risposta è affermativa allora avete ancora una fedele alleata con la quale risolvere non poche serate, indecisi davanti all’armadio… è quasi superfluo ricordare che un jeans ed una giacca blu, con sotto una camicia bianca o anche una t-shirt rappresentano sempre un pass par tout che apre anche i migliori “privè” 😉 

Viceversa, se la risposta è negativa, con molta probabilità la vostra giacca ha già passato diverse stagioni nell’armadio ed è, forse arrivato il momento di “aggiornarla” con la 2.0 perché in caso contrario  l’imbottitura delle spalle, e la lunghezza eccessiva, nonché tutta una serie di particolari, ci farà sentire “datati” come lei, creando quell’increscioso spartiacque tra giovani (alla moda) e vecchi (fuori moda), in cui noi non siamo i giovani 😉

Se state ancora leggendo e non siete corsi ad acquistare una nuova giacca vorrei congedarmi dicendo che la giacca, in versione 2.0 come prima definita, è sempre perfetta per il jeans, ma rende al meglio se, abbinata con un bel pantalone in fresco di lana (cerruti o tasmania vanno bene) grigio, con fondo 16 cm e magari i bottoni interni per metterci un paio di bretelle, come da ultime tendenzeUn mocassino con nappina o double monk completerà il vostro look da ufficio.

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Se poi vi piace osare un po’ di più potete abbinare la vostra giacca blu con un pantalone ghiaccio ed un mocassino scamosciato blu. In una giornata di sole mi sembra una buona alternativa al classico pantalone grigio.

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Infine sotto la giacca, una via di mezzo tra il formale ed il casual potrebbe essere rappresentato dal pantalone chinos, marrone, o comunque chiaro, il quale darà risalto ad una giacca dai tessuti sportivi, come il piquet o in estate anche il lino, e così sarete in pieno “preppy style”.

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Alla prossima 😉

Aboutaman

 

 

Brand new…

Here brand new arrivals: Blazer by Cantarelli, coated half linen (50% linen, 50% cotton), blue suspenders by Visor Jr. and  bespoke “pochette” printed of pure cotton. How would you mix them?

Ecco gli ultimi arrivi: Blazer di Cantarelli, per metà in lino (50% lino, 50% cotone), bretelle blu di Visor Jr e “pochette” fatta dal mio camiciaio in puro cotone. Con cosa vi piacerebbe abbinarli?

Stay “Bespoke”

Aboutaman

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Taste of sea…

Il calendario segna primavera ma nell’aria c’è già voglia d’estate e così ecco qualche scatto in riva al mare…temperatura 18° e leggera brezza ancora non invitano alla prova costume, ma ho avuto la sensazione di “evadere” dal cemento della città e spero di trasmettere anche a voi un po’ di questo “taste of sea”. 😉

Enjoy!

Wearing:

Pants: #Henry cotton’s tailored
Shirt: #Erreffe Rome  tailored 
Raincot: #Henry cotton’s double face
Shoes: #Church’s  blakeney brown
Cardigan: #Fire Trap 
Belt: #Eredi Pisanò
Sunglasses: Assoluto “my way”

Aboutaman

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