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Wedding time! What to wear for…

Sarà capitato a tutti di essere invitati ad un matrimonio di qualche amico o parente ed esclamare “come mi vesto?” Ora senza fare parodie a noti programmi televisivi che, forse, esasperando la realtà, ce la rendono più vera, vorrei cercare di capire quale sia l’abito più appropriato per tali occasioni.  Eleganti e non “invasivi” è la prima regola che si sostanzia nel non “sovrastare” od “offuscare” lo sposo. Lui, poverino già deve vedersi tutto il giorno riflesso nel bagliore della sposa, unica vera protagonista della giornata, se poi trova anche un invitato vestito “meglio” di lui sentirà veramente di aver sbagliato tutto! Non di sposarsi eh…parlavo di abito! 🙂  photo outdoor_wedding001.jpg Quindi non essendo protagonisti, parola d’ordine è lasciare il segno senza esagerare! Che le donne vi guardino, se ben vestiti è cosa risaputa, ma non è a loro che dovete puntare per avere conferma di essere “ok”. E’ solo quando un uomo vi guarda, che probabilmente il vostro look ha fatto centro….o l’avete fatto voi….ma questi sono altri discorsi… 😉 Seconda regola non scritta riguarda un aspetto ovvio, ma spesso trascurato….ossia la partecipazione. Da questi “cartoncini” possiamo già capire molto dal tono che gli sposi vogliono dare al loro giorno più importante. Glamour, ricercato, semplice, colorato sono tratti distintivi che non vanno mai trascurati per capire cosa è meglio indossare. Inoltre, grazie alla partecipazione siamo in grado di “geo-localizzare” l’evento e, quindi giocare d’anticipo 😉 At least but not last, oltre all’ormai immancabile (e triste) Iban bancario, necessario a ricordare che il tutto non è gratis, a volte si possono trovare nella partecipazione anche possibili indicazioni sul dress code richiesto ed in questi casi la via prende la discesa, in quanto basterà seguire le indicazioni. 😉 Sobrietà, stile e sicurezza sono i tre aggettivi che dovrebbero accompagnarci nella scelta dell’outfit. photo 333_1destination_wedding_photography_paris_20018.jpg Se il matrimonio è di giorno, non ci sono dei divieti assoluti, se non seguire la stella del buon gusto. Adeguato è il “tight” o il mezzo “tight”, ma solo se lo sposo è a sua volta così vestito e siamo parenti stretti o testimoni.images (2)Altrimenti un abito tre pezzi, o al limite a due, andrà bene. Ma quale abito? Beh, se ognuno di noi ha un impronta digitale diversa perché non deve avere anche un abito unico? Qui entra in gioco un discorso a me molto caro…non dobbiamo vestirci a festa, ma dobbiamo “partecipare” ad una festa ed omaggiare la felicità che gli sposi hanno deciso di condividere con noi…seguiamo sempre il nostro stile personale senza cadere negli eccessi e saremo sicuri di non sbagliare. Le forzature si vedono lontane un miglio e lo zio che ha una fattoria in campagna, stretto in un improbabile nodo della cravatta e dentro un abito di due taglie più grandi avrà altre qualità ma si vede che non naviga nel suo ambiente naturale ed appena potrà scioglierà quel nodo e sbottonerà quella giacca così lontana dal suo mondo. L’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di essere naturali nei propri abiti, a proprio agio, e non solo in quelli, ma anche nei dialoghi e nelle buone maniere. Questo farà sempre la differenza tra un uomo elegante ed un gentiluomo. Il percorso è lungo e c’è sempre da imparare, ve lo garantisco per esperienza personale 😉 Fa quasi rima 🙂  photo FOTO1_072.jpg  photo what-to-wear-for-spring-10.jpg 2011-09-18 17.43.44 (2) Infine è sempre utile ricordare che gli accessori fanno la differenza ed “adornano” anche un semplice completo blu o grigio. Se è vero che la donna è la regina dell’accessorio, calze scure (lunghe!), gemelli ai polsini, cravatta ben annodata e “pocket square” completeranno il vostro outfit da veri gentlemen e non vi faranno mai “sfigurare”. Per la sera dobbiamo solamente ricordare che il “tight” o mezzo “tight” sono banditi dopo le 18 ed i colori, al calar del sole si fanno più scuri. Direi no al gessato e sempre si alla camicia bianca, con polsino “a gemello”. magnus-omme-blog-photography-sydney-wedding-cufflinks

Per il resto, se il matrimonio non è il vostro…godete finché potete! 😉

Alla prossima 😉

 

Aboutaman

The season change of clothes … all garbage?

Due volte l’anno siamo alle prese con l’ormai noto rituale del “cambio di stagione”  e la domanda, che sia primavera o autunno, è sempre la stessa…ma come ho fatto lo scorso anno a mettere questo pantalone o questa giacca? E’ larga, lunga…insomma è strana fino al punto da non sembrare più la stessa che ci ha fatto battere il cuore quando l’abbiamo acquistata…. Ma come mai accade questo? La risposta appare più semplice di quanto si pensi. Mentre i nostri preziosi e costosi capi sono rimasti chiusi nell’armadio per un’intera stagione, il mondo è andato avanti! Nuove mode, nuovi colori, nuove tendenze di stagione si sono pian piano affermate e poi impadronite della nostra mente, come un virus silenzioso, impercettibile, che al momento giusto viene fuori prepotentemente e ci formatta tutto il sistema, rappresentato, in questo caso dal guardaroba, o meglio della percezione che abbiamo di “lui”.

E’ evidente che in tempi di crisi questo ragionamento è positivo perché fa muovere l’economia in un senso o nell’altro facendo si che si vadano a riempire virtualmente e non solo due grandi contenitori, uno destinato al sarto, per le modifiche “di attualizzazione” ed uno alla dismissione…In entrambi i casi ci sembrerà di essere rimasti nudi, perché nulla ci apparirà attuale ed “indossabile”…signori il virus ha colpito di nuovo 😉

Come rimediare? Prima opzione, se abbiamo una di quelle carte di credito a disponibilità illimitata possiamo contattare un personal shopper e chiedere il miracolo di rinnovare per noi il guardaroba, ma capisco che questa opzione è selezionabile da pochi. A tutti gli altri  consiglio di selezionare i capi dividendoli per anzianità, prendendo e mettendo da una parte quelli che non abbiamo indossato neanche la scorsa stagione, poiché è con ragionevole certezza non li indosseremo neanche quest’anno. Dopo questa prima ma fondamentale scrematura, vediamo cosa rimane per poi selezionare cosa è recuperabile e cosa no. In particolare il consiglio è quello di provare a far adattare alle tendenze attuali i capi di maggior valore e pregio a livello non sono di prezzo ma di tessuto o magari quelli a cui siamo più affezionati. Per questa operazione di adattamento/attualizzazione ci vuole il sarto, che in questo periodo diventerà il nostro migliore amico 🙂 Tutto il resto del guardaroba vi consiglio di regalarlo o, se avete una soffitta, di riporlo in quel baule che i vostri figli tra venti o trent’anni apriranno trovando tutto di grande attualità  🙂

Il capo che è spesso oggetto dei maggiori “aggiornamenti” in fase di cambio di stagione è il pantalone. E così dopo averlo stretto “a dovere” (ne abbiamo parlato qui altrettanto importante è anche capire come e quando fare il risvolto del fondo, 

Ci sono regole al riguardo? Va fatto sempre? Se si quanto alto? Tutte domande legittime, ma che purtroppo non hanno una risposta univoca, poiché ancora una volta dipende da alcune variabili imprescindibili che devono essere analizzate per dare la corretta risposta.

Il risvolto ha la sua origine, storica o mitica che sia, nel gesto di arrotolare i pantaloni per salvarli dagli schizzi di fango. Fino agli anni ’30 molti uomini portavano i pantaloni risvoltati sensibilmente più corti, in modo che dessero l’impressione di essere stati arrotolati lì per lì. Dunque il risvolto nasce in campagna e con uno spirito disinvolto, in cui la praticità prevale sul protocollo. È per questo motivo, non per qualche odioso comandamento, che in alcune condizioni è meglio evitarlo. Detto questo l’unico divieto nel fare il risvolto ci viene proprio in quelle occasioni assolutamente formali che invece farebbero pensare il contrario. Infatti il risvolto è assolutamente da evitare nel frac, tight e smoking.

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In tutti gli altri casi il risvolto non è vietato, pertanto se piace si può sempre fare. Però la seconda domanda che ci poniamo è, quanto alto lo si deve fare? Beh diciamo che mentre gli amanti delle buone maniere ed i più rispettabili manuali di sartoria parlano di’ “altezza aurea” che non dovrebbe superare i classici 2,5 cm, c’è poi tutta una serie di altrettanti esperti e sostenitori del mondo “bespoke” che lo preferiscono di un generoso 4 cm. E quindi? Confusione? Non proprio…

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Vero è che non esiste una regola precisa  e quindi la scelta deve necessariamente valutare la figura, ossia la corporatura: un uomo non troppo alto dovrebbe evitare il risvolto superiore ai 2,5 cm perché tenderà ad accorciare la gamba. Inoltre si dovrebbe optare per un pantalone taglio slim, portato corto, così da compensare l’ effetto del risvolto. Inoltre il risvolto è sempre consigliabile quando si vuole dare al proprio outift un aspetto casual, come nel caso dell’abbinamento con una giacca sportiva. Abbiamo detto però che il risvolto accorcia la gamba, quindi attenzione, poiché un uomo di media altezza viene penalizzato dal risvolto, laddove una gamba lunga e stretta appare valorizzata, potendo in quest’ultimo caso anche arrivare ad un’altezza di 4,5/5,0 cm.

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Infine una tendenza che si sta affermando negli ultimi tempi è che anche il jeans possa essere portato con risvolto, sia fatto ” a macchina” ma sopratutto “arrotolato” a mano, donando allo stesso una peculiarità unica che non vi farà passare inosservati 😉

Buon cambio di stagione 😉

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Aboutaman