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Accessorio…necessario

Spesso si parla di quanto la cura del particolare renda unico e distintivo un oggetto o una persona. E’ per questo che vorrei dedicare qualche articolo per parlare di accessori e di quanto, a volte, nascosti o poco visibili facciano la differenza tra un bel look ed un semplice “carino ma manca qualcosa”. 

Mi capita, a volte di parlare con persone che investono molto per acquistare scarpe, vestiti, camicie ma che alla vista appaiono, come dire, incomplete. Già, perché l’accessorio svolge la funzione di “collante” tra i vari elementi di un look, e li lega come farebbero le uova in un impasto. Certo non bisogna esagerare, e quindi essere adorni di tutto il possibile andando a nascondere o rovinare anche i più iconici dei capi di abbigliamento. Dico solamente che, uscire di casa senza accessori è uno spreco di potenzialità.

E’ per questo motivo che gli accessori nascondono un paradosso intrinseco nel loro nome, essendo quanto mai necessari! 

Tra i tanti accessori, chi ha resistito a molti inverni continuando a suscitare l’interesse e la bramosia di ogni uomo, è senz’altro lui…..l’orologio, ormai non più oggetto per conoscere l’ora, ma vero e proprio “status symbol“.

I marchi noti sono sempre gli stessi e la lista appare in continua evoluzione:

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Ma come nasce l’orologio moderno?

Le origini sono quanto mai funzionali e solo nel tempo l’orologio assurge a vero e proprio gioiello nel guardaroba maschile e femminile. Infatti, la prima forma di segna-tempo apparve con la ”meridiana“, cioè un paletto conficcato nel terreno che, a seconda della posizione del sole, proiettava l’ombra dello stesso paletto sul terreno, dando così la possibilità agli antichi di capire in quale momento della giornata si era giunti. La grande problematica di questo sistema per la “lettura” era l’impossibilità di poter “leggere l’ora” in assenza del sole, quindi nelle ore notturne e nei periodi invernali per gli antichi era un problema che doveva essere risolto ben presto.

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Dopo la meridiana venne inventata la clessidra che in origine era caratterizzata dal fuoriuscita dell’acqua, da un contenitore a forma di cono, raccolta in un recipiente sottostante dando così la possibilità di poter “misurare” il livello raggiunto dall’acqua caduta. Questo sistema di misurazione venne adottato molti secoli dopo per la realizzazione degli orologi ad acqua.

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Fino al 1200 si susseguirono diversi stratagemmi per tenere traccia del tempo, ma è solo nel 1300 che, in Francia si ha il primo prototipo di orologio moderno, posizionato su di un campanile. In seguito nacquero anche i primi orologi da tavolo caratterizzati da un sola lancetta, cioè quella delle ore, ma ovviamente la precisione del minuto non esisteva, si poteva solo approssimare al quarto d’ora.

A prendere il posto di questi orologi da tavolo, furono i tanto amati ed eleganti orologi a pendolo, rimasti peraltro un oggetto d’arredamento fino ai giorni nostri. La prima forma di orologio a pendolo nacque nel 1657 ed era costituito da una barra, di legno o di metallo, tenuta ferma da un’estremità libera dall’altra, dove era collocato un peso che serviva ad effettuare delle tarature per settare la precisione.

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Da questo momento in poi furono diversi i tentativi di inventare un sistema sempre più preciso e sempre meno ingombrante per dare la possibilità a tutti di poter leggere il tempo in qualsiasi momento, e in qualsiasi luogo. E’ così che nacque l’orologio da taschino e poi, agli inizi del 900 i primi orologi al quarzo, perfezionati negli anni 60 per dare la possibilità di essere liberamente portati con se.

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Fu Patek Philippe, che inventò il primo orologio da polso, inizialmente utilizzato solo dalle donne. Per l’uomo si dovette scomodare Cartier, il quale realizzò per un suo amico pilota d’aerei un orologio da polso maschile. Da qui la storia è quasi contemporanea con il susseguirsi di nuove invenzioni che apportarono migliorie all’orologio, fino ad arrivare ai primi orologi a batteria, di cui Seiko, fu il pioniere che realizzò orologi a quadrante analogico con meccanismo mosso dall’elettricità di una piccolissima batteria.

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Ad ogni modo gli orologi più prestigiosi rimangono quelli con movimento meccanico, automatico inventati dalla Rolex, un azienda che non ha bisogno di presentazioni, che continua a regalarci ogni giorno momenti di assoluta raffinatezza.

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E’ vero, dirà qualcuno, che l’orologio al quarzo è più preciso di uno automatico ma anche un robot è più perfetto di un uomo….ma non per questo aspirerà mai a possedere il fascino dell’umana unicità.

Alla prossima con altri accessori maschili!

Aboutaman

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Social power…avatar o realtà? – parte 2 –

Come promesso, la seconda parte dell’articolo sul “social power”. Per chi si fosse perso la prima parte può trovarla qui

Dicevamo che obiettivo è quello di  trovare alcuni punti su cui lavorare, per tirare fuori il lato più “interessante” di ciascuno di noi, così da porre le basi anche per il successo “mediatico”. Come detto, spesso si tratta semplicemente di usare le c.d. “buone maniere” che oggi sembrano essere dimenticate e quasi anacronistiche. Ecco il mio pensiero:

1) Non essere noioso Sembra facile eh! È molto brutto scoprire di annoiare altre persone essendo convinti di essere simpatici e divertenti. La soluzione, però, c’è: essere brevi, e positivi. Se si cerca di essere allegri è molto difficile che qualcuno possa accusarci di essere una cattiva compagnia. Altre volte, invece, per evitare di sembrare innaturali, è il caso di parlare ma, attenzione… se qualcuno non fa domande su quello di cui parlate, allora è bene porsi qualche dubbio, e tagliare in fretta…il vostro interlocutore è ormai assente! Insomma per evitare di essere noiosi bisogna captare l’aria intorno a noi…se parliamo da più di 5 minuti e tutti intorno hanno braccia conserte o indice e medio sul mento…beh ci siamo…mollate il colpo! A volte è meglio un silenzio di mille parole! Il mondo esiste anche senza di noi…images

2) Ascoltare Riuscire a fare buona impressione è ottimo, ma può anche finire in giochi di competizione, manie di protagonismo e invidia. Le persone amano parlare di sé, e lasciandole fare daremo loro più piacere del cibo e dei soldi. Sembra un paradosso, ma si può fare un’ottima impressione anche solo dicendo poche cose. Chi ci piace di più, di solito, dice sempre molto poco.

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3) Interessare tutti i nostri interlocutori Se ci troviamo a cena, magari con con una donna, magari al primo appuntamento, ricordiamo che a lei non interesserà ascoltare le doti tecniche della nostra auto o le nostre prodezze sportive, o quanto siamo fighi! In questi casi è bene fare domande e capire i gusti di chi abbiamo di fronte…se poi la donna in questione è un pilota di rally, la strada è già spianata 😉 Ma, in tutta sincerità, la probabilità che ciò accada, è veramente molto, ma molto bassa. Il consiglio è sempre quello di seguire il discorso ed intervenire solo se abbiamo capito di cosa si sta parlando, cercando di alternare i discorsi, approfondendo quelli che il nostro interlocutore sembra gradire.

4) Avere sempre un argomento di riserva “passpartout” Chi va su un palco e tiene uno spettacolo, non va mai al buio. Prima ha provato più volte e lo stesso vale per i colloqui di ogni tipo (di lavoro, di amicizia, etc.): occorre avere un repertorio di storie, anche piccole, con cui riuscire a divertire, informare e coinvolgere. Le più interessanti riguardano le persone e non le cose ed avere in tasca sempre un argomento di riserva ci aiuterà come l’aerosol per gli asmatici 😉

5) Tirare fuori…il carisma Prima di tutto bisogna averlo direbbe qualcuno… ma spesso non si tira fuori per timidezza, o perché non si conoscono le proprie potenzialità. Infatti non tutto c’entra con quello che si dice, e se una stessa frase viene detta da persone molto affascinanti, ed interessanti l’effetto è amplificato. E’ meglio dire con sicurezza una bugia che raccontare balbettando una pura verità. A ciò si aggiunga che il linguaggio dei gesti, del corpo, il tono della voce possono fare la differenza tra una storia qualunque ed una storia magnifica. Insomma il carisma è come la cornice di un quadro…lo stesso può essere stupendo ma se non viene valorizzato da una bella cornice, in pochi lo noteranno.

6) Giocare “in casa” Il contesto conta. In generale, non siamo in grado di stabilire da dove vengano le nostre sensazioni. Si crede che dipendano dalle persone con cui si sta, anche se in realtà non è (sempre) così. Ad esempio, perché i musicisti sono sempre così affascinanti? Perché la musica, e la folla, stimolano sempre emozioni, e si tende ad associarle alla persona e non, in realtà alla situazione. Quindi, se possibile cerchiamo di fare “nostro” l’ambiente circostante e valutare bene dove andare con persone che si incontrano per la prima volta, che sia per motivi di lavoro o, ancor di più, sentimentali 😉

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7) Vivere la vita che si vuole Se vuoi essere un cavaliere, vivi come un cavaliere…questo è un po’ il tema centrale del “Don Chisciotte” ma è dentro questo concetto che si racchiude il senso dell’essere interessanti. Se non si legge, non si osserva, non si pensa, è difficile poi avere le idee “giuste”. Non occorre spendere, né faticare troppo, basterebbe frequentare più spesso persone interessanti, o che reputiamo socialmente stimolanti, dal momento che sono loro a condizionare il  nostro comportamento, che lo si voglia o no. E per persone interessanti non intendo quelle famose, basta un amico/a che la pensi diversamente da noi e sappia confrontarsi con noi, senza annuire passivamente ai nostri soliloqui, cercando invece di stimolare il nostro “ego” ad andare “oltre”, senza auto celebrarsi ogni volta.

In conclusione non andiamo a cercare il successo o il potere… sarà lui a trovare noi se mettiamo in campo la nostra intelligenza, il nostro carisma, senza sforzarci di sembrare migliori, ma lavorando duramente per diventarlo 😉 L’allenamento è fondamentale anche nel mondo virtuale…non dimentichiamolo!

Attendo i vostri commenti!

A presto 🙂

Aboutaman

 

Walking through the roman aqueduct

Il contrasto tra il blu del cielo ed il verde del prato mi ha quasi obbligato a scattare qualche foto durante l’ora del pranzo…indosso la mia nuova giacca di Lardini in doppio petto cotone e lino, assolutamente appropriata per i 20° che segna il termometro. Le scarpe di Dama sono una provocazione con il verde intenso che si confonde nel prato ma mi sono piaciute abbinate alla cravatta in maglina di Gallo, che fa tanto estate…

Il problema è stato rientrare in ufficio 😉

Spero l’outfit vi piaccia ma è soprattutto la location che mi è sembrata particolarmente invogliante…

A presto!

Aboutaman

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Social power…avatar o realtà? – parte 1 –

Chi non vorrebbe essere una persona interessante, magnetica, di successo? In molti ci credono, in pochi lo sono realmente. Il concetto oggi sembra spostarsi da un lato prettamente caratteriale e reale ad un aspetto squisitamente “social” e virtuale. Si assiste sempre più ad uno sdoppiamento delle due personalità, una rappresentata dalla vita “vera”, l’altra dal profilo sui “social media” e, di conseguenza, dalla credibilità che abbiamo nella rete.

Limitandoci a questo secondo aspetto, essere “socialmente interessanti”, porta con se uno stuolo di “followers” che seguono ogni mossa del personaggio mediatico, rendendolo di fatto dotato di “social power”, e quindi capace di influenzare le masse, determinandone gusti, scelte, e soprattutto comportamenti legati ai consumi. Il nuovo potere è nelle loro mani! E come sempre il potere rappresenta la quintessenza dell’uomo/donna di successo, dal momento che nella gerarchia dei desideri viene messo spesso prima del “Dio” denaro, che diventa, per conseguenza, corollario del primo.

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Tuttavia, ritengo che per acquisire il “social power” bisogna andare a scuola nella vita reale perché, non dimentichiamolo…prima di tutto siamo persone e solo dopo, forse…personaggi.. 🙂

Pertanto mi sono divertito ad individuare alcuni punti su cui lavorare, per tirare fuori il lato più “interessante” di ciascuno, così da porre le basi anche per il successo “mediatico”. Come vedrete, spesso si tratta semplicemente di usare le c.d. “buone maniere” che oggi sembrano essere dimenticate un po’ da tutti.

Curiosi? No? A posto così allora 🙂 …se invece lo siete dovrete aspettare, se lo vorrete, il prossimo articolo 😉

A presto!

Aboutaman

Follow the fashion and (or) dress well

Seguire la moda o vestire bene? A volte si confondono questi due concetti fino al punto da considerare commutativa la loro interazione.

Seguire le mode, a volte può sfociare in una vera e propria malattia chiamata, “sindrome da shopping compulsivo”. Non credo di sbagliare dicendo che questa malattia è figlia dei nostri tempi, ed è quotidianamente alimentata dal marketing e dai media che ci impongono sempre nuovi modelli di riferimento. E’ chiaro ovviamente che, dietro l’ossessione compulsiva all’acquisto si nascondono spesso dei problemi psicologi che trascendono dal concetto puro di cui stiamo parlando, però dobbiamo aver presente che questo potrebbe essere l’estremo punto di arrivo quando si cade nella frenesia e nell’insicurezza personale.

Vestire bene, invece, non ha controindicazioni, e già questo pone i due concetti su piani completamente differenti.

Ma come si fa nella pratica a non confondere il “seguire la moda” con il “vestire bene”. E’ una distinzione di non poco conto che richiede una cultura ed un’autostima decisamente “forti”; tuttavia una volta fatta “nostra” ci permetterà di dimenarci nella ragnatela delle sollecitazioni che la moda ci propone, aiutandoci a prenderne solo i lati positivi, senza viverla come una sorta di “rigido dettame”. Molte tendenze nascono, infatti dal nulla, ed è sufficiente che a lanciarle sia un attore o cantante, per renderle “virali” ed immediatamente desiderabili, fino a diventare un must have, con conseguente “strisciata” della carta di credito. Ma cos’è un must have ? Per rispondere ci basta fare una passeggiata per le vie del centro. Quante ragazze più o meno cresciute indossano un “hot pants”? Ormai sono praticamente presenti su ogni bacino femminile che si rispetti…ma è vero il contrario? Cioè l’hot pants è contento di stare su tutti i bacini?  Forse risponderebbe di no, se venisse interpellato, ma se il capo diventa, appunto, un “must have” non c’è scampo! Può capitare che il cieco desiderio abbia la meglio sulla blanda ragione e così…

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Ok

Meno ok

Meno ok 😉

Nel mondo maschile le cose non vanno meglio, anzi ormai vi è la radicata tendenza a portare gli abiti di una taglia in meno ma, direte voi, che c’è di male? Nulla, tranne quando si viene puntati da qualche bottone in partenza!! Sopra certe camicie dovrebbero scrivere: vietato sedersi! Idem accade anche per i pantaloni, con l’ormai consacrata tendenza a stringerli fino a mettere a repentaglio la propria capacità riproduttiva!

Ma cos’è che crea la moda? La risposta è complessa ma, forse, si potrebbe sintetizzare con un sostantivo: desiderio. In tal modo introduciamo un altro elemento che, a mio avviso andrebbe tenuto in considerazione quando si decide di “seguire una moda”. Infatti vi è di fondo una necessità di omologarsi, di sentirsi parte di un mondo non proprio, e vestendo in un certo modo, si pensa di poter essere come non si è. Rileggendo quest’ultima frase dovrebbe apparire chiara la contraddizione, ossia cercare di assomigliare a qualcuno per avere la stima e l’ammirazione altrui. Giorni fa, parlando con alcuni amici ragionavamo su chi, dignitosamente, tutte le mattine prende un treno, o un mezzo pubblico per andare a lavorare. In questi casi, come facciamo ad immaginare un outfit da “cartellone pubblicitario”? Ad esempio ho notato che sta tornando di moda la mantella da uomo e già nelle riviste specializzate ed in molte passerelle delle recenti fashion week si sono visti uomini indossarle disinvoltamente. Se volessi indossare la mantella in questione potrei continuare a prendere il treno? Quante chance avrebbe la mia mantella di sopravvivere al tragitto?

Tutto questo per dire, va bene, l’offerta è molto ampia e le sollecitazioni sempre più spinte, ma credo che per essere veramente “alla moda” dobbiamo sentirci bene nei “nostri” abiti, scegliendoli non solo perché indossati da altri, ma perché rappresentano realmente il nostro “io”. Ritengo, infatti che siamo vestiti bene tutte le volte che l’abito parla per noi come un’immagine riflessa di ciò che siamo, e se così facendo ci diranno che non siamo “trendy”, possiamo sempre rispondere che le mode passano, il buon gusto, resta!

Aboutaman