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“Dandy biker”

Cari readers,

in questi mesi ho taciuto o quasi una mia grande passione…ossia la moto. Come succede a molti, con il crescere dell’età, della famiglia e degli impegni lavorativi la nostra amata due ruote diventa ogni giorno di più un oggetto “da salotto”. In altri casi viene sostituita da mezzi più “urban utility”, quali gli scooter et similia ma è innegabile che il divertimento di guida di una moto non è lontanamente messo in discussione. Personalmente combatto una guerra senza confini, per cercare di tenerla, in quanto so esattamente che un minuto dopo averla venduta me ne pentirei. Pago lo scotto di usarla raramente, causa impegni di lavoro o condizioni climatiche poco assonanti con i miei mocassini in camoscio, ma sapere di averla a disposizione e guardarla mi fa sentire bene 😉

DSC00106Ecco quindi che, anche a futura memoria, qualora dovessi compiere atti insulsi, lascio qualche scatto fatto accanto alla mia Bmw R1150R, un bicilindrico unico quanto a stile e temperamento. Anche lei, così come molte delle cose che mi appartengono, ha subito personalizzazioni che l’hanno resa “bespoke”, e così l’ho fatta “mia” per sempre 😉

Per l’occasione ho scelto uno stile “dandy biker” con giacca “bespoke tailored” in colore blu avion, a tre bottoni stirati a due, spacchi posteriori di 28 cm, fondo manica 13 cm, 4 asole funzionali e bottoni bianco perla. Pantaloni Dandy Roma “made to measure” con fondo 15,50 cm in pura lana tasmania super ‘140. Scarpe Prada in cordovan limited edition con nappine, calza Gallo. Papillon Andrew e Tie, camicia ErreffeRoma in tessuto popeline.

Spero vi piaccia!

Alla prossima.

Aboutaman

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Location – Parco dell’acquedotto

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Finamore…dalla camicia in poi…

Cari readers,

era, il 1925 quando la Signora Carolina decise d’impiantare il suo primo laboratorio nel centro antico di Napoli. Cuciva camicie per una clientela selezionata ed accorta secondo le regole dell’alta sartoria partenopea che, in fatto di eleganza, dettava legge in tutto il mondo. 

Quelle regole e quell’abilità sono state trasferite al figlio Alberto ed alla moglie Stefania che intorno agli anni ’60 aprono il loro primo grande laboratorio a San Giorgio a Cremano, paese confinante con il capoluogo campano. Alberto è dotato di spiccato senso imprenditoriale e coadiuvato dall’esperienza della moglie Stefania nata anch’essa in questo mestiere, traducono in azienda l’espressione sartoriale. La combinazione di cultura e macchinari altamente sofisticati, rende l’azienda di famiglia tra le più avanzate ed all’avanguardia. 

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E’ negli anni ’90 con l’ingresso della terza generazione che l’azienda arriva ad una vera e propria svolta. Simone, Paolo, Andrea ed Annamaria sono praticamente cresciuti tra gli scampoli di tessuto, tra le “filosofie” del buon vestire, tra le signore sedute a capo chino perché impegnate a rifinire a mano i capi poggiati sulle gambe … Tutta questa “dedizione” ha fatto si che l’azienda Finamore si contraddistinguesse per il gusto delle sue creazioni e per la bellezza che soltanto  i capi ricchi di dettagli come questi sanno dare. Oggi il “mondo di Carolina” si è molto allargato e i prodotti di quella che è diventata una griffe internazionale sono distribuiti nelle più prestigiose ed esclusive boutiques di abbigliamento multibrand e department store nel mondo. Alle camicie sono state affiancate le collezioni di total look con giacche totalmente destrutturate, di pantaloni, cravatte ed accessori.

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SIMONE034collo Le camicie 

Le camicie sono caratterizzate da lavorazioni tradizionali e manuali che le rendono uniche ed esclusive. E’ meraviglioso assistere agli intrecci dei fili nel cucire le asole ed alla bellezza del “mezzo punto” sulla spalla. Soltanto chi è radicato in queste realtà ha la fortuna di poterle vedere. Questo è quello che contraddistingue i prodotti napoletani da quelli confezionati altrove. Il gusto e la manualità nell’eseguire certe operazioni che tutto il mondo invidia. La terza generazione ha saputo alzare ancora di più il livello qualitativo dei prodotti non solo utilizzando  i migliori tessuti, ma riuscendo a coniugare e trasformare il classico in un prodotto rivisitato.

SIMONE044Asola SIMONE046bOTTONE Le camicie Finamore sono cucite ancora secondo i canoni del passato dove non esistevano le macchine e si cuciva con le mani per dare il giusto rinforzo ai punti più delicati come le asole ed il travettino alla manica. Il giro manica è cucito a mano per dare alla camicia quella speciale insellatura che dona al capo morbidezza e vestibilità ideale.

Il collo è attaccato a mano per donare il giusto garbo alla camicia quando è indossata, mentre le speciali “grinzette” sulla manica sono una chicca speciale del capo sartoriale, che Finamore sa interpretare in modo magistrale. Alla prossima!

Aboutaman

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Giro Manica attaccato a mano. Attaccatura alta per dare slancio alla linea.

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Polsino stondato, attaccatura del bottone leggermente spostata verso l’alto per dare spazio all’orologio.

Handcrafted shoes

Cari dappers readers, penserete che le scarpe siano il mio cruccio, data la frequenza con cui torno a parlare di loro. Ebbene…si e no. Si, nel senso che di scarpe ne potrei avere un numero infinito e non mi stancherei mai di guardarle, sia indossate ai piedi che dentro la scarpiera. No, nel senso che della scarpa mi interessa non solo il lato estetico e glamour che è di impatto immediato, ma anche l’aspetto “tecnico”, legato ai metodi di lavorazione, che evocano un mondo fatto di artigianalità che si fonde in un misto di fascino e maestria. 

Vedere come dei semplici pezzi di pelle e cuoio si trasformino, passando per mani sapienti, in vere e proprie opere d’arte è qualcosa che visto dal vivo riesce ancora ad emozionare e dovrebbe far riflettere prima di dire che alcune scarpe sono “troppo care”, tornando un po’ al ragionamento che abbiamo fatto qui

Ma quali sono le principali tecniche di lavorazione di una scarpa artigianale?

Senza presunzione di esautività, si possono restringere a tre:

  • Blake

Inventata nel 1858 dal tecnico americano Blake, l’omonima invenzione consiste nel unire (attraverso l’omonima macchina Blake) con un’unica cucitura la suola, la fodera, la tomaia e il sottopiede. È sempre possibile riconoscere le calzature lavorate con questa tecnica in quanto all’interno delle stesse è visibile la cucitura che attraversa il sottopiede. Si tratta della cucitura meno pregiata tra quelle descritte, ma senz’altro conferisce alla calzatura una buona morbidezza e permette di realizzare un buon prodotto.

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  • Goodyear

Questo tipo di lavorazione prende il nome dal suo inventore, Charles Goodyear, che la mise a punto e la brevettò nel 1832: è una lavorazione costosa, laboriosa e che richiede grande perizia e precisione, ma rappresenta ancora oggi la massima qualità di costruzione possibile.

Una delle peculiarità principali di questa lavorazione consiste nell’utilizzare una striscia di cuoio chiamata “guardolo”, che corre lungo tutto il perimetro della scarpa e viene legato con una prima cucitura trasversale insieme alla tomaia e alla fodera. Successivamente viene effettuata una seconda cucitura, sempre dall’interno, che unisce la parte inferiore del “guardolo” alla suola.

3L’intercapedine così formata è riempita da un’intersuola fatta di materiali naturali, in genere sughero, che viene posta all’interno prima di unire il corpo alla suola con la seconda cucitura.

In questo modo si ottiene un perfetto isolamento del piede dal suolo su cui poggia la scarpa e si consente all’intersuola di svolgere al meglio il suo lavoro di espulsione della naturale umidità che viene generata dal piede. La doppia cucitura e lo speciale filato utilizzato consentono inoltre alla pelle della scarpa di potersi dilatare o contrarre, a seconda delle condizioni climatiche, senza subire danni o screpolature.

La lavorazione Goodyear è l’unica che consente di scucire la suola usurata e di sostituirla ricucendone una nuova.  Molte scarpe inglesi “famose” sono realizzate con questa tecnica, che le rende praticamente “eterne”.

  • Norvegese 

E’ una delle lavorazioni più laboriose e la sua realizzazione inizia dopo che la tomaia, abilmente tirata ed inchiodata sulla forma, ottiene la sua sagoma. Occorrono tre cuciture per completare l’opera di questa complessa lavorazione. E’ l’artigiano stesso che delinea il passo dell’impuntura visibile esternamente, decidendone la cadenza punto dopo punto adornando e legando le parti che compongono la scarpa.

La prima cucitura lega la tomaia al sottopiede, la seconda lega ancora la tomaia, dopo essere stata rovesciata esternamente, alla suola di mezzo. E’ evidente quindi che in questa lavorazione il bordo che gira lungo il perimentro della scarpa e quindi della suola, è determinato non dal guardolo, ma da una vera e propria suola di mezzo, chiamata “intersuola“. A questa quindi viene poi cucita la suola finale creando così un unico corpo legato.

Questa complessa ed affascinante lavorazione è adatta per chi sceglie un tipo di scarpa robusta e solida e rappresenta senz’altro il metodo più complesso di lavorazione, dato che si realizza cucendo la tomaia al sottopiede e poi alla suola, creando un profilo intrecciato, lungo tutto il bordo della scarpa.

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Per produrre una scarpa con i metodi sopra descritti si possono impiegare tra le 8 e le 27 ore, e questo dato, già da solo dovrebbe farci riflettere sul perchè scarpe apparentemente simili possono differire nel prezzo anche di 4 o 5 volte. Inoltre, una scarpa artiginale è un investimento che ci accompagnerà per molti anni perchè sicuramente invecchierà, ma potrà sempre essere riparata e tornare come nuova e sarà sempre al riparo dall’obsolescenza delle mode. 

Alla prossima!

Aboutaman

Asole ed…asole

Il termine “eleganza” deriva dal latino eligere, scegliere. Non a caso il vero gentleman è spesso un connoisseur, inteso come “colui che sa scegliere”. E per saper scegliere bisogna conoscere. Sapere cosa si indossa e quando indossarlo può aiutare, infatti, ad acquisire una maggior consapevolezza di sé, che è alla base dell’eleganza.

Approfondendo il mondo della “sartoria” e frequentando per puro piacere, maestri di questa antica e nobile arte mi sta succedendo, com’è ovvio, di imparare molte cose e soprattutto di iniziare a capire la differenza reale tra ciò che oggi tutti chiamano sartoriale e ciò che lo è davvero.

Non essendo un sarto, ne tanto meno un esperto di cucito e tecniche di lavorazione chiedo spesso nelle mie interviste quali siano i punti di una giacca, di un pantalone o anche di una camicia che bisogna guardare per capire la fattura del capo.

Nello specifico oggi il focus è sulle “asole” delle giacche, che ultime tendenze vogliono assolutamente aperte e “funzionali”. Questo sembrerebbe, ad uno sguardo superficiale, di per se sufficiente a garantire la sartorialità del capo…nulla di più sbagliato!

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Asole “imbastite” a mano

Avere l’asola aperta e “sfoggiarla” quasi come un vezzo di “sartorialità” non garantisce che il capo sia veramente tale…non basta un’asola a far primavera!

Infatti punto di partenza per entrare (in punta di piedi) nel mondo della sartoria, è sapere che i macchinari e la tecnologia hanno ben poca importanza nel vero mondo del “bespoke” ed in pochi sanno che in un capo interamente lavorato a mano, i punti necessari a tenere insieme le varie parti sono circa 30.000, mentre quelli realizzati da una macchina da cucire, sono sez’altro trascurabili.

Un occhio esperto non avrà incertezze nel distinguere i due tipi di lavorazioni, mentre chi ha poca dimestichezza con il cucito e la sartoria in genere potrebbe avere dei dubbi. Diciamo subito che l’asola fatta a macchina è “perfetta” e precisa ed ormai tutte le macchine per cucire hanno dei programmi più o meno evoluti per creare le asole. Viceversa nel mondo della vera sartoria ricamare le asole è un vero e proprio esempio di arte stilistica, che attraverso il sapiente movimento delle mani riesce a creare un prodotto che nella sua umana imperfezione appare unico. 

Vi mostro esempi di differenti giacche, alcune con asole fatte “a macchina”, altre fatte “a mano” aggiungendo che per cucire un abito su misura sartoriale occorrono circa 60/70 ore di lavoro, contro i 5 minuti di uno confezionato!

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Ricamo asole a mano

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Asole fatte a macchina

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Occhiello fatto a mano

 

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Occhiello fatto a macchina

Un segreto per riconoscere un’asola fatta a mano da una fatta a macchina?

Le asole fatte a mano si riconoscono perché al rovescio dell’asola i punti sono disomogenei. In quelle fatte a macchina i punti che le compongono, al rovescio, risulteranno simmetrici ed equidistanti. Essendo fatta a mano l’asola “artigianale” avrà delle imperfezioni nell’andamento dei passaggi del filo che rappresentano proprio il tratto distintivo di un’asola non cucita a macchina.

Spero che questi piccoli spunti siano di aiuto per apprezzare le differenze tra ciò che oggi si tende a chiamare in modo improprio e ciò che è veramente “fatto a mano”. In fondo essere dei compratori informati mette in guardia anche chi vende nel dire la verità e non far passare per unico, ciò che non è! 

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Rovescio asola fatta a mano

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Dritto asola fatta a mano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla prossima!

Aboutaman

“Erreffe” la camicia a Roma

E’ inutile negare che per l’uomo la camicia è come una seconda pelle. Dev’essere bella, comoda ma soprattutto seguire, attraverso colori e tessuti, i mutevoli stati d’animo della natura umana. Dopo aver già affrontato l’argomento “camicia” a livello filosofico e tecnico mi è sembrato maturo il tempo di “toccare con mano” e conoscere chi, della camicia ne ha fatto una ragione di vita… cats6Fabrizio Martucci ha fondato la “Erreffe” camicie nel 2005, e dopo anni di “gavetta” conto terzi ha saputo imprimere alle sue creazioni quel “tocco magico” che lo sta ripagando non solo a livello di vendite ma anche, e soprattutto di soddisfazioni personali. Il punto vendita a Roma, in zona tribunale è accogliente e ricco di dettagli “a vista” che richiamano quel mondo artigiano che oggi sembra essersi un po’ perso dietro le confezioni dei grandi “brand”. Perdersi è semplice tra la moltitudine di tessuti e colori che “invadono” il negozio e solo l’esperienza ed il buon gusto di Fabrizio e della moglie Roberta aiutano a creare step by step la “nostra camicia”.

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Tuttavia, è entrando nel laboratorio, vero head quarter, che si capisce il perché del successo di quest’azienda a conduzione quasi familiare. Pochi fronzoli, strumenti di lavoro puliti ed ordinati e quel silenzio di chi lavora duro ed ha poco tempo per le chiacchiere, eccetto oggi, in cui il titolare, Fabrizio ha accettato di aprire le porte della sua azienda.

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2014-05-13 17.03.31D. Cosa distingue la “Erreffe” dalle altre aziende che producono e realizzano camicie e qual’è stato secondo lei, il motivo del suo immediato successo sul mercato?

R. Fin da subito ci siamo prefissati di soddisfare un cliente esigente, che mette la camicia per lavoro e vuole sentirsi al tempo stesso comodo ed elegante in ogni momento della giornata. Avvocati, commercialisti, notai, giudici sono i clienti abituali del negozio di Piazzale Clodio e sono loro che giorno dopo giorno hanno decretato, tramite il passaparola il successo che tutt’ora ci accompagna. Certo abbiamo impostato tutto il processo produttivo all’insegna della qualità, come ad esempio le nostre cuciture, rigorosamente fatte “all’inglese” nel su misura, oppure la manica che da noi viene “aggrappata” al busto e non cucita tutta insieme, sono tutti elementi che ancorchè invisibili nell’immediato hanno prodotto nel medio periodo un ritorno in termini di vendite e di feed-back positivi. Inoltre grande attenzione ai tessuti. Albini, Ferno o anche Riva sono nel vocabolario della nostra azienda fin dal principio, e coniugati con una lavorazione artigianale ed attenta al dettaglio ci permette di dare al cliente un prodotto di gamma medio/alta ad un prezzo assolutamente competitivo.

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D. La realizzazione delle vostre camicie viene affidata “fuori”o realizzata “in house”?

R. In controtendenza con le recenti evoluzioni dei mercati, che esternalizzano o spostano le produzioni per risparmiare, alla Erreffe tutti i “passaggi” sono fatti in casa. E così prendere le misure, realizzare il disegno, tagliare, plastificare, cucire e rifinire la camicia sono tutte fasi di lavorazione che i dipendenti dell’azienda realizzano ogni giorno, creando quella sinergia e quell’affiatamento che ci permette di aumentare costantemente i volumi di vendita, senza in alcun modo inficiare la qualità. 

cats4D. Quali sono le ultime tendenze in fatto di camicie?

R. Diciamo che tramontati ormai i maxi colli, oggi si tende al minimalismo, al collo ad un bottone, sia esso alla francese o botton down, fermo restando che possiamo offrire alla clientela una scelta tra circa cinquanta colli differenti. Sul profilo tessuti, ai classici oxford, zephir, popeline, twill lavorati in molteplici modi al fine di ottenere quasi infinite combinazioni di trama, abbiamo affiancato un tessuto che chiamiamo “not iron”, ossia “no stiro” capace di rimanere quasi perfetto dopo il lavaggio. Il futuro è senz’altro in questa direzione senza tralasciare il ritorno al colore. Il professionista che tutta la settimana indossa il bianco e celeste, nel week-end ha voglia di osare ed ecco, quindi, una linea di tessuti floreali, assolutamente di tendenza per la prossima estate 2014.IMG_4598 Infine, accanto alla linea “tailored” l’azienda mette a disposizione della sua clientela anche una zona “ready to wear” dove è possibile acquistare camicie già pronte, oltre ad un fornito reparto di accessori uomo, che spazia dalle cravatte e papillon, fino all’intimo, con la possibilità di farsi confezionare il proprio boxer nella stessa trama, tessuto e colore della camicia. A questo punto l’unico problema che rimane è riuscire a scegliere tra i centinaia di tessuti, trame e colori a disposizione… 😉

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A presto 

♣♣ Aboutaman ♣♣

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