“Sprezzatura”…la perfetta imperfezione

Cari readers,

è da un po’ che stavo pensando di scrivere un articolo sul concetto di “sprezzatura”, che meglio di ogni altro rappresenta oggi la tendenza dell’essere e dell’apparire…manifestare imperfezione e quasi distacco nel proprio look, ma con la consapevolezza di essere in realtà, maniacalmente ricercati.

Oggi il termine è quasi abusato, poiché in tanti cercano l’effetto “sprezzatura” nei propri outfits…in realtà, a mio avviso, si tratta di un vero e proprio “life style”, che richiede una grande disinvoltura ed un’altrettanta sicurezza in sè stessi, volta a far sembrare del tutto normale indossare abiti ed accessori non comuni. Per questo non ci si può forzare ad assumere tale atteggiamento, perché l’effetto indotto potrebbe essere contrario al voluto… 😉

Sull’argomento mi è piaciuto un articolo scritto da due ragazzi che di stile ne hanno da vendere. Spero condividiate la mia scelta 🙂

Tratto integralmente da http://www.thethreef.com

Alla prossima!

Aboutaman

Sprezzatura è un termine introdotto da Baldassare Castiglione, autore del Libro del Cortigiano nonché guida per distinti ed eleganti signori, che per primo parlò di quest’ “arte che nasconde arte”. Si tratta della capacità di vestire con stile dando l’impressione che non vi sia alcuno sforzo consapevole: perfetta imperfezione, disinvolta nonchalance, arte del disordine.
Gli ingredienti principali sono sicurezza, orgoglio, fiducia e consapevolezza: mescolati e sfoggiati in pubblico.
Lino Ielluzzi, icona insieme a Luca Rubinacci di questo stile, è capace di vestire con indifferenza un doppiopetto classico ed impeccabile, mentre dalla tasca spuntano accattivanti ed indisciplinati fazzoletti colorati.
Così come Lapo Elkann, maestro di nuovi tagli e volumi sartoriali, che ama prender spunto dal dandismo e con nonchalance far rivivere lo stile del nonno Gianni Agnelli, portandolo nella stratosfera grazie alla sua personalità unica ed eccentrica.
Agnelli, considerato da sempre come uno degli uomini più eleganti  e ben vestiti: indossava la cravatta di traverso, che su chiunque altro sarebbe potuto apparire come un gesto estremamente trasandato e sciatto, esprimendo un senso di infinita sprezzatura. Famoso, inoltre, per indossare l’orologio sopra il polsino, poiché, a parer suo, portarlo indietro per controllare l’ora costituiva un’inutile perdita di tempo.
Come sfoggiare l’arte della sprezzatura?
Il look è debitamente studiato, questo è indubbio, il punto sta nel non mostrarlo non appena si è fuori di casa, ma avere nonchalance e non pensarci più.
La strada dell’imitazione non può portare da nessuna parte, quel che occorre fare è mettere in gioco la propria personalità. Una volta imparate le regole del ben vestire, queste andranno (con coraggio) infrante e il carisma farà da guida.
In pratica: indossare orologi, cravatte, fazzoletti di famiglia; vestire capi costosi insieme a curiosi pezzi vintage; accostare colori e texture inattesi; mischiare il lusso con il trasandato; indossare capi ed accessori in modo inaspettato, come un orologio sopra il polsino della camicia, un paio di calzini colorati oppure una cravatta sopra un maglione.

 photo Sprezzatura-1.jpg photo Lapo-Elkann-5.jpg photo Sprezzatura-4.jpg photo S-7.jpg photo Sprezzatura-3.jpg photo Sprezzatura-2.jpg photo S-9.jpg photo S-6.jpg photo S-5.jpg photo S-11.jpg

La giacca napoletana svela i suoi segreti… la grande bellezza

Cari readers,

mi viene in mente un recente film che ho visto da poco, “La grande bellezza”, e non riesco a non pensare alla perfezione di uno smoking con i revers a lancia, alla manica “a mappina” di una giacca tagliata impeccabilmente, al volteggio segreto di una pochette che si affaccia da un taschino dell’acclamato protagonista Joe Gambardella, il personaggio che Tony Servillo interpreta nel film. Con le sue giacche colorate e la sua insolente eleganza, ha conquistato i dandy di tutto il mondo.

imagesimages (2)Attolini-Servillo

A mio modesto parere, tutto questo clamore intorno al personaggio, discutibile, ma senz’altro affascinante, non fa altro che avvicinare anche i più scettici al meraviglioso mondo del “su misura”. Ricordo, infatti che alcuni degli abiti indossati da Tony Servillo nel film sono stati per lui confezionati dalla Sartoria Attolini….quell’Attolini (Vincenzo) a cui si attribuisce la nascita della giacca “svuotata”, o a camicia, tratto distintivo della sartoria partenopea.

Pertanto, mosso dalla curiosità di approfondire l’immaginario percorso intrapreso nel precedente articolo, il focus oggi riguarda la parte alta della giacca napoletana, ossia il bavero ed il collo. 

Il bavero (revers)

Il bavero della giacca ha un fascino incompreso. La moda, con qualche rara eccezione, lo vuole piccolo, stretto, quasi infinitesimale. La sartoria, per fortuna, lo fa largo, bello, adeguato al torace e alla personalità di chi lo indossa. Una volta un sarto disse: “Più il bavero è largo, più la giacca sembrerà stretta in vita”. Si riferiva all’effetto ottico per cui un bavero grande copre di più il davanti della giacca, facendolo sembrare più piccolo. Di norma, la sua larghezza dovrebbe essere proporzionata alla statura della persona. Dieci, undici o dodici sono i centimetri preferiti in sartoria, contro gli otto, i sette e a volte anche sei centimetri delle giacche di confezione.

2014-05-13 18.04.27 Sartoria-Giuliva-tradizione-e-passione-a-Roma-02

Il bavero “a lancia”, tipico del doppiopetto, è più formale, ma può anche dare un tocco di stile ad un semplice abito mono petto. Tradizionale, “a lancia” o “a scialle” che sia, la magia del revers sartoriale sta nel suo disegno a mano sul cartamodello. Il risultato è una “pancia” o una punta ogni volta diverse. C’è chi lo fa più pesante, mettendo all’interno tela, crine di cavallo e pelo cammello, come da tradizione nella sartoria milanese; c’è chi lo fa leggero, come a Napoli, inserendo solo uno strato di tela da 150 grammi; c’è chi, infine, non mette nemeno la tela all’interno, preferendo il cotone. Un consiglio: per avere conferma che un bavero è sartoriale, bisogna guardare al di sotto. Si troverà una nuvola di punti con la funzione di fermare il tessuto sulla tela.

foto 1-3

Il collo

Tratto distintivo della giacca, inoltre, è il collo. La sartoria napoletana lo preferisce alto, mentre le scuole sartoriali nordiche sono più inclini a farlo basso. E’ una zona particolarmente delicata della giacca, perché è lì che l’occhio esperto cade per vedere se il capo ha una buona vestibilità; infatti una regola unanimemente approvata in questo campo è sicuramente quella per cui il collo della giacca non deve “scollare”: la giacca, quando è abbottonata, deve stare attaccata al colletto della camicia, specialmente sul dietro, nonostante i movimenti. Questi ed altri dettagli fanno la differenza tra un capo solo “costoso” e un capo “fatto bene”.

Il “cran”

Il “cran”, termine che oscilla tra il cacofonico e lo sconosciuto. Divenuto celebre a Napoli con il più affabile nome di “sgarzillo”, è quell’angolo che si crea tra il collo e il bavero; normalmente ha un’ampiezza inferiore a 90° ed è detto “a bocca di pesce”, molto comune sia in sartoria che nelle giacche di confezione. La celebre sartoria bitontina Sciamát ha registrato, invece, un cran a 90°, rendendo riconoscibili a distanza le sue rivoluzionarie giacche. La maggiore ampiezza è frutto di un bavero molto generoso che, andando quasi a sfiorare la spalla crea inevitabilmente un angolo retto tra collo e bavero stesso.

2014-05-13 17.06.31

Cran a 90°

DSC01293

Cran a “bocca di pesce”

IMG_7294cran90°

Cran brevettato dalla sartoria “Sciamàt”

Alla prossima!

Aboutaman

ModelloRegistratoSciamat-300x350images TBD-84

La giacca napoletana svela i suoi segreti…

English

Cari readers,

spero le vostre vacanze siano andate bene. Le mie hanno lasciato una sola certezza…sono finite 🙂

E’ quindi tempo di tornare pian piano alle solite abitudini e così, con rinnovato entusiasmo riprendo l’immaginario percorso volto a  raccontare quel mondo del menstyle a me caro, nella speranza di rappresentare, per chi legge, una sana e costruttiva distrazione dai propri impegni quotidiani.

In molti (in realtà i quattro fedeli amici che mi seguono assiduamente 🙂 ) mi chiedono quali siano i tratti distintivi di una giacca “napoletana”, perché oggi si parla tanto, di mappine, rollini, sgrazilli e barchette, ma ho capito che c’è una certa confusione sull’argomento ed in fondo, in pochi, davanti ad una giacca sono davvero “preparati”. E così nelle vetrine dei negozi si leggono spesso parole quali tailored, bespoke, sartoriale, che non fanno altro che alimentare la confusione sull’argomento.

Ovviamente non ho la presunzione di far tornare il sereno nel cielo delle incertezze sartoriali, ma almeno mi sia concesso di far “passare” qualche raggio di sole, che permetta a chiunque di saper riconoscere le caratteristiche specifiche che connotano la giacca napoletana, oggi vero e proprio must have nel guardaroba maschile.

Nei miei precedenti articoli, oltre a qualche cenno storico ho già individuato alcuni tratti distintivi della giacca napoletana, quali il fatto che, nel monopetto è a “tre bottoni ma viene stirata a due”, ha un collo alto e presenta spacchi laterali profondi, che in molti casi possono arrivare anche ai 28-30 cm. La tasca applicata, invece, è a pignata, per la sua forma peculiare, simile a quella di una pentola. La tela all’interno è leggera, la fodera è a metà o è assente. La ripresa (pence) sul davanti si fa fino al fondo, il taschino in petto è a barchetta e i bottoni sulla manica sono uno, per il blazer sportivo e due distanziati, per l’abito. I revers sono ampi, in genere non meno di 8-10 cm.

Tutto chiaro? Ovviamente no e così ho pensato di mettere una lente di ingrandimento su ciascuno di questi elementi, così da chiarire meglio i singoli concetti.

La manica “a mappina”

images (1) La manica con l’aria vissuta, che non disdegna le pieghe all’attaccatura, dà la possibilità di muoversi con disinvoltura, senza mai conferire un aspetto ingessato, ma rilassato e disinvolto. La “repecchia” o “mappina” è proprio quella caratteristica che presupponendo un giromanica “a camicia”, si ottiene lavorando sulla lentezza della “tromba” della manica. Quest’ultima avrà un’ampiezza maggiore del giromanica e così quando si unisce la manica al giro si avrà proprio quell’effetto che fa effetto “straccio” o, appunto “mappina”, conferendo nel contempo alla giacca una maggiore elasticità nei movimenti della spalla.

images (2)

Uno dei “sostenitori” della manica a “mappina” è senz’altro Valentino Ricci, co-fondatore di Sciamàt, del quale ho già parlato qui. Infatti, nelle sue creazioni è evidente la piegatura che si forma sulla manica, che conferisce quell’aria vissuta e quasi “spiegazzata” alla giacca. Nello specifico il giromanica è molto stretto rispetto alla manica e così l’effetto voluto e creato è quasi un “arricciamento” della manica sulla spalla.

ModelloRegistratoSciamat-300x350

La tasca “a pignata”

Altra caratteristica della giacca napoletana è il taschino sul petto, che a differenza del classico stile inglese viene tagliato leggermente concavo sull’orlo superiore, in modo che risulti simile al profilo di una barca o una pentola, a secondo della similitudine che più ci aggrada. Anche le tasche laterali, generalmente applicate ” a toppa”, secondo la tradizione partenopea sono spesso realizzate con lo stesso taglio a “barchetta” o, appunto “a pignata”. Si tratta di un vezzo estetico che non ha un rilievo funzionale ma è nel contempo uno dei tratti distintivi delle giacche napoletane.

TBD-23

Prossimamente approfondiremo altri aspetti della giacca napoletana…e se nel frattempo vi è venuta voglia di una giacca su misura ed abitate a Roma o dintorni, potete rivolgervi agli amici della Sartoria Giuliva, vero e proprio “tempio” della sartoria napoletana a Roma, nonché profondi conoscitori ed amanti del “bel vestire”.

Alla prossima!

Aboutaman

 

Ph credit:  // http://www.sciamat.com // http://www.thebespokedudes.com //

 

Crumbs of holidays

Cari readers ,

come ogni estate che si rispetti, arriva il tempo di archiviare i ricordi e pensare a come riorganizzarsi in vista degli impegni futuri.

I giorni passati in montagna, oltre ad avermi ricaricato, mi hanno regalato un nuovo entusiasmo, e forse un chiletto in più dato che si mangiava veramente bene 🙂 Mi permetto ancora un periodo di relax prima della vera e propria ripresa e per questo ho pensato di fare una selezione di scatti, con i diversi outfit scelti per il mio soggiorno a Courmayeur.

Ovviamente ho optato sempre per uno stile casual, lasciando a casa giacca e cravatta, che in  montagna, secondo me stonano un po’ e sono sinonimo di lavoro, impegno e, per me stress….quindi volutamente lasciati nell’armadio!

E voi dove siete stati di bello quest’estate? Ancora in giro?

Alla prossima.

Aboutaman

???????????????????????????????  DSC00934DSC00982 DSC01147 DSC01139 IMG_0092 DSC00923IMG_0064  DSC00811  DSC00813 DSC00738 DSC00741cats5cats4 cats3 cats2

Courmayeur mon amour…

Dear readers,

I’m spending a few days in Courmayeur and I’d like to share with you some pics of my outfit. Unfortunately this year the summer has not arrived, at least in the north Italy and I think will not come anymore. The temperatures are quite cold, especially at night and so the outfits are influenced by climate.
For the first night in Courmayeur I chose a casual look with a pair of jeans and belt Burberry’s, Santoni shoes, Kangra vest , and Bomboogie down jacket. 
What do you think about?
I wish you happy holidays!
See you soon.

Aboutaman

DSC00773

DSC00796

DSC00784DSC00811DSC00802 DSC00794DSC00813