Ritorno al cappello

Cari lettori,

i giorni che stiamo vivendo sono segnati da eventi gravi e seri che, a memoria di bambino non ricordo di aver vissuto prima d’ora. Tutto sta diventando improvvisamente drammatico e la cronaca estera non fa altro che ricordarcelo ogni giorno. Per questo mi scuso se in questo clima così teso continuo a parlare di argomenti assolutamente effimeri e, per certi versi, senza senso. Credo però che, sia pur nella piena coscienza del momento storico in cui ci troviamo, ci sia una necessaria necessità di “evadere” e di pensare anche a ciò che per un attimo allontana dalla realtà quotidiana. Per questo sono qui! 🙂

Questa premessa mi sembra alquanto importante al fine di collocare e dare il giusto peso alle storie che racconto, facendole sembrare la cosa più importante del mondo 🙂 In fondo la lettura è anche piacevole evasione in un mondo che nella realtà non ci appartiene, o no?

Detto questo, tenuto conto che siamo in pieno inverno, mi piace ricordare che un tempo, neanche tanto lontano, portare il cappello era una consuetudine ed anzi, presentarsi a capo scoperto era fuori dalla normalità. Poi, pian piano, a partire dagli anni ’70 questo accessorio è caduto nel dimenticatoio. La cappelliera, da oggetto per viaggiare è divenuta un oggetto di arredamento.

Tuttavia, da qualche anno si assiste ad un’ inversione di tendenza: il cappello è tornato di moda, ed anche se odio questa parola, le cose stanno proprio così e, dal momento che esiste un capello per ogni testa e per ogni fisico, cerchiamo di riconoscere i modelli dei cappelli da uomo, ed il fisico a cui si addicono meglio.

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Bombetta o Bowler
In feltro rigido e bombato, normalmente di colore nero. La bombetta fu il cappello formale maschile per eccellenza raggiungendo la massima popolarità tra il 1890 e il 1920. A Londra era il copricapo tipico degli agenti di Borsa e dei bancari.  Fu progettata nell’atelier del cappellaio Lock’s su commissione di William Coke che ordinò dei cappelli per i propri guardacaccia con la prerogativa che non rimanessero impigliati nei rami degli alberi. Il cappello inizialmente chiamato coke fu modificato nell’attuale bowler dal nome della ditta di Thomas William Bowler. In Francia si chiama chapeau melon, in Germania melone. Negli Usa è chiamato cappello derby dal nome del conte Edward George Derby che lo indossava abitualmente.

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Cilindro
Il cappello più elegante per l’uomo. Rialzato con la parte superiore uniformemente piatta, tesa larga e fascia opaca. La linea del cilindro è generalmente deformata, con la parte centrale più stretta rispetto alle estremità. Oggi si indossa solo con il tight o il frac.

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Fedora
Chiamato anche Snap Brim si caratterizza per avere una tesa larga, dai 7,5 agli 8 cm., e morbida che può essere rivolta verso l’alto verso il basso. Ha una fascia più scura che lo circonda.

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Borsalino
Presenta una cupola a tronco di cono, pizzicottata nella parte anteriore da entrambe le parti. La tesa è di media larghezza di circa 6 cm. e con una consistenza piuttosto rigida.

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Trilby
E’ simile a un borsalino ma ha di solito un bordo più corto e il retro del bordo è più alzato. Si riconosce per il nastro sottile con fiocco sul lato destro. Il trilby marrone insieme ad un abito in tweed fa parte della classica tenuta ippica inglese.

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Lobbia o Homburg
E’ un capello adatto per l’eleganza formale. Presenta l’ala rialzata e la piega centrale simile ad un’ammaccatura. Il suo nome deriva da quello del deputato Cristiano Lobbia che nel 1869 fu aggredito a Firenze. Fu colpito da una botta in testa che infossò il suo cappello. E’ chiamato anche Homburg dal nome della località tedesca Bad Homburg dove veniva realizzato.modello_cappello_trilby (8)

Panama
Conosciuto anche come jipijapa, è un tipo di cappello intrecciato a mano con fibre di una palma nana. A legare questo cappello al nome di Panamá fu il fatto che Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, lo indossò durante l’inaugurazione del Canale di Panama nel 1906.

zoom_9c3ea473070e4b709f6b6806e14ee428 Berretto
Copricapo sportivo, presenta una linea piatta ed è solitamente in tweed. Viene indossato per lo sport come la pesca, a cavallo o durante le battute di caccia.

modello_cappello_coppolaCoppola
Berretto tradizionale siciliano, calabrese e sardo, solitamente in tweed. Il nome coppola è probabilmente un adattamento dell’inglese cap (berretto). Inizialmente in uso presso la nobiltà inglese nel Settecento, la coppola passò in Sicilia e in Calabria nei primi anni del Novecento, indossata da chi guidava un’auto.

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Colbacco
Copricapo prevalentemente militare, ma usato anche dai civili, con rivestimento di pelliccia, a forma di tronco di cilindro o di cono. E’ un cappello esclusivamente invernale associato alla divisa dei soldati sovietici dell’Armata Rossa.

Alla prossima!

Aboutaman

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Il risvolto dei pantaloni

Cari lettori,

auguro a tutti voi un inizio 2016 scintillante e carico di positività. Il mio anno è iniziato bene, anche se i pochi giorni di vacanza che mi sono concesso sono ormai giunti al termine e così, neanche il tempo di aprire la calza della befana che già si apre una nuova edizione del Pitti Immagine Uomo. (more…)

Buon Natale!

Cari lettori,

anche quest’anno il calendario dice che è ora di spegnere tutto e dedicarci alla parte più spirituale dell’anno.

E’ difficile, lo so, di questi tempi riuscire a trovare ancora lo spirito del Natale, presi da mille impegni e degli ultimi regali da fare, ma vorrei ricordare in primis a me stesso, che i regali che facciamo, le cene con i parenti, gli auguri che ci scambiamo sono tutti volti  a festeggiare una ricorrenza religiosa…

Auguro quindi a tutti di trascorrere un bel Natale in famiglia, dimenticando per un attimo i problemi e cercando magari  di vedere con gli occhi di figli e nipoti la vera magia che ancora loro riescono a scorgere dietro tutte queste luci scintillanti!

Buon Natale!

Aboutaman

Wearing: Burberry's vintage coat //Suitesupply suite //henrycotton cashmere vest //Saraghina Eyewear //Omega vintage watch //Calbrese1924 tie //Tricker's shoes
1 7 510 9 13

 

Non chiamatelo Paltò…

Cari lettori,

come disse qualcuno, “i tempi sono maturi” ed è ora di far uscire i cavalli di razza dall’armadio. Si avete capito bene, perchè a mio modo di vedere, nel guardaroba maschile, un cappotto è un po’ come una fuoriserie, qualcosa da avere, custodire, esibire e, perchè no, tramandare…

Senza banalizzare dicendo che il cappotto è per sempre, paragonandolo ad un diamante, è pur vero che nessun capo maschile, anche se di buona qualità sarà più fedele alleato sfidando con noi, le mode e le stagioni.
Sin dall’antichità l’uomo ha sempre coperto i propri abiti utilizzando pellicce e mantelli di lana. Una abitudine dettata non solo da ragioni climatiche ma soprattutto per esprimere la propria appartenenza ad un ceto sociale. Era sempre un sottoposto, quindi chiaro atto di servilismo, colui che aiutava un altro ad indossare il cappotto.

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Tutti conoscono la differenza dettata dall’abbottonatura, distinguendo il monopetto dal doppiopetto, ma non tutti sanno che esistono dei modelli ormai codificati e che a pieno titolo sono entrati a far parte della storia della moda: andiamo a conoscerli 🙂

crombie-black-retro-wool-coat-3254b-p14711-38656_image crombie-navy-retro-wool-coat-3254n-p14712-38662_imageCrombie-Retro-Coat

Il Crombie

E’ realizzato in lana pesante, perfetto quindi per il periodo invernale, il termine Crombie è presente nell’Oxford English Dictionary per descrivere il cappotto di lana da gentiluomo. La storia Crombie inizia nel 1805 quando John Crombie, figlio di una famiglia di tessitori scozzesi, fonda la sua sede ad Aberdeen. Un look senza tempo che ha visto il cappotto Crombie indossato da presidenti, famiglia reale inglese, star di Hollywood e le leggende del rock – come John F Kennedy, King George VI, Cary Grant e The Beatles. I modelli proposti da Crombie diversi, di cui il più iconico è senz’altro il Retro Coat: Silhouette slim, in lana Melton, monopetto e fly, riconoscibile dalla fodera interna di colore rosso, e dal colletto con dettaglio in velluto.

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British Worm
Denominato anche british worm overcoat è un cappotto di origine militare (anche se c’è chi sostiene che fosse già presente nel sec. XIX) infatti era utilizzato dagli ufficiali britannici durante la Prima Guerra Mondiale. In origine veniva realizzato in spessa lana melton (dalla citta Melton Mowbray). Nel dopoguerra, nel chiaro intento di nobilitarlo, nelle versioni in cachemire e cammello. Caratteristiche: lungo sotto il ginocchio, può essere mono o doppiopetto, in colori chiari, grandi tasche e taschino, profondi revers e lance a punta, mostrine e bottoni (numero 6) in cuoio, spacco centrale posteriore, bottoncini sulle maniche. Gli intenditori lo acquistano da Gieves & Hawkes o lo fanno confezionare in sartoria. Nella sua versione lunga ricorda il trench, anch’esso di derivazione militare.

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Chesterfield
Cappotto, nato nel XIX secolo, che deve il nome all’omonima famiglia dei duchi di Chesterfield. Può essere a mono o doppiopetto, ma il modello più noto è il monopetto. E’ molto simile come costruzione ad una giacca e presenta simili caratteristiche, ossia lana grigia a spina di pesce; diritto o leggermente modellato; senza cintura; lunghezza ginocchio o al massimo 10/5 cm. sopra; tasche sono molto simili a quelle delle normali giacche; abbottonatura nascosta; colletto applicato in velluto nero; revers di media ampiezza; tasche orizzontali tagliate a filetto con pattina; taschino nella parte superiore sinistra del petto. Il modello a doppio petto presenta anche un piccolo taschino nella parte superiore sinistra del petto. Da evitare sopra gli spezzati ed abbigliamento casual. Il Chesterfield è il più classico dei modelli di cappotto da città, adatto sia di giorno, preferibilmente nei colori cammello e grigio a spina di pesce (con colletto di velluto), sia di sera, in antracite, nero e blu. 

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Covert
Nasce come modello da equitazione e da caccia, a ricordo di questa funzione rimane una grande tasca interna cucita all’altezza della coscia sinistra (serviva come contenitore per le munizioni). Caratteristiche: stretto e corto non supera il ginocchio ed assomiglia ad un Chesterfield monopetto; presenta quattro impunture parallele dette railroading, ai polsi e sul fond; due tasche orizzontali con patta; taschino in alto a sinistra; spacco centrale posteriore. Realizzato in twill leggero e compatto, tessuto inglese di lana chiamato covert, da cui il modello prende il nome. Un tempo molto pesante, fino 900 gr. al metro oggi è stato alleggerito intorno ai 450 gr. Solitamente si trova in marrone chiaro melange, con colletto in velluto marrone scuro.

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Ulster-Doppiopetto
Cappotto in Donegal Twee, deve il suo nome all’omonima provincia dell’Irlanda del Nord. Un modello in cui si manifesta la grande abilità del sarto che lo confeziona. Caratteristiche: lungo fino al polpaccio; revers molto ampi, da 12 a 15 centimetri, con asole su ciascuno di essi; otto bottoni, di cui due sotto il collo; manica a camicia; tasche applicate con patta; taschino (ma non obbligatorio), polsino intero ed alto 6 cm.; cannone posteriore profondo 15 cm. con spacco che inizia a 8-9 cm al di sotto della martingala, con sei bottoncini sbottonabili ai lati del cannone, due pieghe profonde 4-5 cm.; martingala alta 6 cm. in due pezzi chiusi con bottoni e asole; bottoni di corno. Un cappotto elegante adatto per uomini alti e magri, o bassi ma proporzionati. Nei toni del blu o grigio, su completi formali; in cammello, su spezzati. Il modello Ulster rispetto al Raglan presenta un giromanica verticale, un colletto molto ampio e una martingala. E’ quello che tra tutti preferisco.

 

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Montgomery
Denominato anche “duffel coat”, è un cappotto corto di origine militare. Infatti era in dotazione della Royal Navy come ottima protezione contro il vento e le intemperie. Reso popolare durante la seconda guerra mondiale dal generale britannico B. L. Montgomery. Caratteristiche: tipica chiusura con alamari in cuoio o legno; lungo tre quarti e tagliato diritto; realizzato in panno di lana; maniche lunghe; carrè intero sulle spalle; cappuccio (che non ha nessun altro cappotto) e tasche applicate. Il modello originale viene prodotto dalla casa inglese Tibbett nei classici colori blu o cammello. Cappotto casual per un abbigliamento informale, si trova in commercio nei colori del blu scuro, beige, ai frequenti quadri del tartan scozzese,verde loden, marrone, bordeaux, rosso, giallo.
Negli anni Sessanta, ebbe grande popolarità in Francia, si diffuse largamente tra studenti universitari e intellettuali divenendo il simbolo dell’abbigliamento anticonformista, informale e unisex.

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Loden
Prende il nome dall’omonimo tessuto prodotto con lana di pecora dal caratteristico pelo inclinato. Fabbricato originariamente nel Tirolo austriaco, nel Medioevo era l’indumento di pastori e contadini. In seguito fu adottato dall’aristocrazia austriaca per le divise da caccia. Caratteristiche: linea leggermente a trapezio; presenta il tipico sfondo piega verticale sul dorso e alette impunturate che nascondono la cucitura del giromanica; tasche con patta leggermente obliqua: colletto semplice; allacciatura con bottoni di cuoio. Il classico colore del Loden è il grigio ed il verde bottiglia. In cime alle mie preferenze, dopo l’Ulster.

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Raglan
Il nome deriva dal cognome del generale inglese F. J. M. Somerset Raglan comandante delle truppe britanniche nella guerra di Crimea (1854-55). Lord Raglan, iniziò ad adottare questo tipo di soprabito per nascondere la mutilazione di un braccio. Il termine è rimasto ad indicare la foggia di manica con tagli diagonali dall’ascella allo scollo, frequentemente utilizzato nei cappotti da uomo poichè permette movimenti più semplici. Caratteristiche: molto lungo ed ampio, caratterizzato dalle maniche attaccate da cuciture disposte a raggiera dalla base del collo, confezionato prevalentemente utilizzando la lana pesante o il tweed.

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Peacoat o Caban
E’ il cosiddetto giaccone da marinaio, diffuso ampiamente fra la gente di mare fin dal Settecento, dal Nord Europa al Nord America. Il Caban è un modello di cappotto che non ha subito variazioni nel corso del tempo, tranne per il fatto che viene utilizzato anche dalle donne. Caratteristiche: realizzato in pesante panno blu assai pesante (circa 800 gr); doppiopetto con sei grossi bottoni; ampi revers che si possono chiudere e allacciare con un sottogola; maniche a giro; due tasche scaldamani verticali; linea dritta; lunghezza a metà coscia.

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Pende il nome dal panno di lana con cui è prodotto che presenta riccioli esterni. Nato come panno povero dei contadini in seguiti fu adottato per l’abbigliamento da caccia per poi trovare spazio nel guardaroba del gentleman. Caratteristiche: doppiopetto, martingala e cannone sul retro; fodera verde bottiglia e collo di lupo o di volpe. Colori classici: arancio e verde. Negli ultimi anni anche le tonalità blu, senape, marrone, nero.

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Brooks Brothers
Prende il nome dall’omonima azienda fondata a New York nel 1918, che importò il modello dall’Inghilterra. È un classico americano degli anni Trenta e Quaranta. Doppiopetto con ampi revers impunturati, spalle segnate e grandi tasche applicate gli conferiscono una nota sportiva, la cintura può essere sostituita dalla martingala.

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Tirolese

Di taglio semplice, ha una vestibilità ampia e arriva fin sotto il ginocchio. Di collo rovesciato quasi a dolcevita, lunga apertura posteriore. Colore principale: verde.

A questo punto non vi rimane che scegliere il vostro cappotto preferito, ed uscire a far quattro passi 🙂

Alla prossima!

Aboutaman

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Lo spinato è servito…

Cari readers,

a volte bastano pochi scatti per descrivere un momento, e così oggi voglio condividere con voi la piacevole esperienza provata con la mia nuova giacca, in morbidissima e caldissima pura lana vergine, completamente destrutturata e dalla manica “a camicia”. La trama “spinata” le conferisce un tocco “informale” e così l’ho abbinata ad un paio di sneakers della Diadora, modello “N9000“.

Cosa ne pensate?

Buona giornata!

Aboutaman

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