Outfit

Monday’s outfit…back to tie

Dear readers,

today I have the pleasure to show you some pictures of my outfit, before wearing. As you can see there is an helmet with unusual colors for my current motorbike…in fact there is a good news in my garage, but I don’t reveal anything…I’ll show you soon!

Stay bespoke!

Aboutaman


Cari readers,

vorrei mostrarvi qualche foto del mio odierno outfit, prima di essere indossato. Come noterete è presente un casco con colori insoliti per il mio attuale due ruote…infatti c’è una bella novità nel mio garage, ma non voglio anticipare nulla…lo vedrete presto!

Stay bespoke!

Aboutaman

//Teichner tailored jacket//Erreffe “bespoke” shirt//Visor tie//HelmoMilano helmet//”8″ bag//H&M travelbag

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Scampoli d’estate…

Cari readers,

il calendario dice che l’estate ha i giorni contati, nonostante le temperature ancora invoglino a colori dal sapore tipicamente estivo. Settembre è da sempre il mese della ripresa degli impegni lavorativi o scolastici e così, anche gli outfits necessariamente si adeguano, sostituendosi a quelli vacanzieri, più spensierati e colorati.

IMG_0456Vi propongo il mio ultimo abbinamento “spezzato”, che “pesca” direttamente nell’estate in fatto di colori e tessuti. Ho scelto un pantalone panna ed una giacca “tailored” in puro cotone con effetto leggermente invecchiato, di colore marrone. Completano l’outfit camicia pied de poule bianca e celeste, papillon fantasia marrone in pura seta e cinta in camoscio color aragosta, abbinata ad un paio di mocassini fatti a mano. Gli occhiali sono i Rayban cytrus dalle lenti molto riposanti 😉

Spero che l’effetto finale vi piaccia!

Alla prossima!

Aboutaman

Dettagli giacca: Due bottoni con revers da 8 cm, spacchi posteriori alti 24 cm e fondo manica a 13,50 cm, 4 asole funzionali per lato.

English

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Dettagli:

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//Soufino Roncacè jacket //Incotex pants // Santoni shoes //Eredi Pisanò belt //Vintage bowtie //Erreffe camicie //Rayban sunglasses //8 bag

“Sprezzatura”…la perfetta imperfezione

Cari readers,

è da un po’ che stavo pensando di scrivere un articolo sul concetto di “sprezzatura”, che meglio di ogni altro rappresenta oggi la tendenza dell’essere e dell’apparire…manifestare imperfezione e quasi distacco nel proprio look, ma con la consapevolezza di essere in realtà, maniacalmente ricercati.

Oggi il termine è quasi abusato, poiché in tanti cercano l’effetto “sprezzatura” nei propri outfits…in realtà, a mio avviso, si tratta di un vero e proprio “life style”, che richiede una grande disinvoltura ed un’altrettanta sicurezza in sè stessi, volta a far sembrare del tutto normale indossare abiti ed accessori non comuni. Per questo non ci si può forzare ad assumere tale atteggiamento, perché l’effetto indotto potrebbe essere contrario al voluto… 😉

Sull’argomento mi è piaciuto un articolo scritto da due ragazzi che di stile ne hanno da vendere. Spero condividiate la mia scelta 🙂

Tratto integralmente da http://www.thethreef.com

Alla prossima!

Aboutaman

Sprezzatura è un termine introdotto da Baldassare Castiglione, autore del Libro del Cortigiano nonché guida per distinti ed eleganti signori, che per primo parlò di quest’ “arte che nasconde arte”. Si tratta della capacità di vestire con stile dando l’impressione che non vi sia alcuno sforzo consapevole: perfetta imperfezione, disinvolta nonchalance, arte del disordine.
Gli ingredienti principali sono sicurezza, orgoglio, fiducia e consapevolezza: mescolati e sfoggiati in pubblico.
Lino Ielluzzi, icona insieme a Luca Rubinacci di questo stile, è capace di vestire con indifferenza un doppiopetto classico ed impeccabile, mentre dalla tasca spuntano accattivanti ed indisciplinati fazzoletti colorati.
Così come Lapo Elkann, maestro di nuovi tagli e volumi sartoriali, che ama prender spunto dal dandismo e con nonchalance far rivivere lo stile del nonno Gianni Agnelli, portandolo nella stratosfera grazie alla sua personalità unica ed eccentrica.
Agnelli, considerato da sempre come uno degli uomini più eleganti  e ben vestiti: indossava la cravatta di traverso, che su chiunque altro sarebbe potuto apparire come un gesto estremamente trasandato e sciatto, esprimendo un senso di infinita sprezzatura. Famoso, inoltre, per indossare l’orologio sopra il polsino, poiché, a parer suo, portarlo indietro per controllare l’ora costituiva un’inutile perdita di tempo.
Come sfoggiare l’arte della sprezzatura?
Il look è debitamente studiato, questo è indubbio, il punto sta nel non mostrarlo non appena si è fuori di casa, ma avere nonchalance e non pensarci più.
La strada dell’imitazione non può portare da nessuna parte, quel che occorre fare è mettere in gioco la propria personalità. Una volta imparate le regole del ben vestire, queste andranno (con coraggio) infrante e il carisma farà da guida.
In pratica: indossare orologi, cravatte, fazzoletti di famiglia; vestire capi costosi insieme a curiosi pezzi vintage; accostare colori e texture inattesi; mischiare il lusso con il trasandato; indossare capi ed accessori in modo inaspettato, come un orologio sopra il polsino della camicia, un paio di calzini colorati oppure una cravatta sopra un maglione.

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La giacca napoletana svela i suoi segreti… la grande bellezza

Cari readers,

mi viene in mente un recente film che ho visto da poco, “La grande bellezza”, e non riesco a non pensare alla perfezione di uno smoking con i revers a lancia, alla manica “a mappina” di una giacca tagliata impeccabilmente, al volteggio segreto di una pochette che si affaccia da un taschino dell’acclamato protagonista Joe Gambardella, il personaggio che Tony Servillo interpreta nel film. Con le sue giacche colorate e la sua insolente eleganza, ha conquistato i dandy di tutto il mondo.

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A mio modesto parere, tutto questo clamore intorno al personaggio, discutibile, ma senz’altro affascinante, non fa altro che avvicinare anche i più scettici al meraviglioso mondo del “su misura”. Ricordo, infatti che alcuni degli abiti indossati da Tony Servillo nel film sono stati per lui confezionati dalla Sartoria Attolini….quell’Attolini (Vincenzo) a cui si attribuisce la nascita della giacca “svuotata”, o a camicia, tratto distintivo della sartoria partenopea.

Pertanto, mosso dalla curiosità di approfondire l’immaginario percorso intrapreso nel precedente articolo, il focus oggi riguarda la parte alta della giacca napoletana, ossia il bavero ed il collo. 

Il bavero (revers)

Il bavero della giacca ha un fascino incompreso. La moda, con qualche rara eccezione, lo vuole piccolo, stretto, quasi infinitesimale. La sartoria, per fortuna, lo fa largo, bello, adeguato al torace e alla personalità di chi lo indossa. Una volta un sarto disse: “Più il bavero è largo, più la giacca sembrerà stretta in vita”. Si riferiva all’effetto ottico per cui un bavero grande copre di più il davanti della giacca, facendolo sembrare più piccolo. Di norma, la sua larghezza dovrebbe essere proporzionata alla statura della persona. Dieci, undici o dodici sono i centimetri preferiti in sartoria, contro gli otto, i sette e a volte anche sei centimetri delle giacche di confezione.

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Il bavero “a lancia”, tipico del doppiopetto, è più formale, ma può anche dare un tocco di stile ad un semplice abito mono petto. Tradizionale, “a lancia” o “a scialle” che sia, la magia del revers sartoriale sta nel suo disegno a mano sul cartamodello. Il risultato è una “pancia” o una punta ogni volta diverse. C’è chi lo fa più pesante, mettendo all’interno tela, crine di cavallo e pelo cammello, come da tradizione nella sartoria milanese; c’è chi lo fa leggero, come a Napoli, inserendo solo uno strato di tela da 150 grammi; c’è chi, infine, non mette nemeno la tela all’interno, preferendo il cotone. Un consiglio: per avere conferma che un bavero è sartoriale, bisogna guardare al di sotto. Si troverà una nuvola di punti con la funzione di fermare il tessuto sulla tela.

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Il collo

Tratto distintivo della giacca, inoltre, è il collo. La sartoria napoletana lo preferisce alto, mentre le scuole sartoriali nordiche sono più inclini a farlo basso. E’ una zona particolarmente delicata della giacca, perché è lì che l’occhio esperto cade per vedere se il capo ha una buona vestibilità; infatti una regola unanimemente approvata in questo campo è sicuramente quella per cui il collo della giacca non deve “scollare”: la giacca, quando è abbottonata, deve stare attaccata al colletto della camicia, specialmente sul dietro, nonostante i movimenti. Questi ed altri dettagli fanno la differenza tra un capo solo “costoso” e un capo “fatto bene”.

Il “cran”

Il “cran”, termine che oscilla tra il cacofonico e lo sconosciuto. Divenuto celebre a Napoli con il più affabile nome di “sgarzillo”, è quell’angolo che si crea tra il collo e il bavero; normalmente ha un’ampiezza inferiore a 90° ed è detto “a bocca di pesce”, molto comune sia in sartoria che nelle giacche di confezione. La celebre sartoria bitontina Sciamát ha registrato, invece, un cran a 90°, rendendo riconoscibili a distanza le sue rivoluzionarie giacche. La maggiore ampiezza è frutto di un bavero molto generoso che, andando quasi a sfiorare la spalla crea inevitabilmente un angolo retto tra collo e bavero stesso.

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Cran a 90°

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Cran a “bocca di pesce”

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Cran brevettato dalla sartoria “Sciamàt”

Alla prossima!

Aboutaman

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Crumbs of holidays

Cari readers ,

come ogni estate che si rispetti, arriva il tempo di archiviare i ricordi e pensare a come riorganizzarsi in vista degli impegni futuri.

I giorni passati in montagna, oltre ad avermi ricaricato, mi hanno regalato un nuovo entusiasmo, e forse un chiletto in più dato che si mangiava veramente bene 🙂 Mi permetto ancora un periodo di relax prima della vera e propria ripresa e per questo ho pensato di fare una selezione di scatti, con i diversi outfit scelti per il mio soggiorno a Courmayeur.

Ovviamente ho optato sempre per uno stile casual, lasciando a casa giacca e cravatta, che in  montagna, secondo me stonano un po’ e sono sinonimo di lavoro, impegno e, per me stress….quindi volutamente lasciati nell’armadio!

E voi dove siete stati di bello quest’estate? Ancora in giro?

Alla prossima.

Aboutaman

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