Double breasted…questo sconosciuto

E’ da un po’ di tempo, che il mondo della moda maschile, ma anche femminile sta cercando di dare nuova vita ad un capo che i nostri genitori, ed ancor più i nostri nonni, consideravano un “must have” senza compromessi. Mi riferisco alla giacca “doppio petto” (double breasted).

Gli anni trenta, quaranta e cinquanta sono pregni di uomini con la sigaretta o il sigaro in bocca che ammiccano a “tombeur de femmes” avvolti nel loro doppio petto dall’aria vissuta. Sono gli anni del proibizionismo in America e del “pre-boom” italiano nei quali era facile incontrare uomini in doppio petto nella vita di tutti i giorni; magari si possedeva un solo abito o al massimo due, ma quell’unico abito veniva portato con fierezza e portamento.

Oggi, a mio avviso, basterebbe un po’ di quella fierezza e sicurezza che avevano i nostri nonni per essere affascinanti anche con un paio di jeans…ma forse mi sbaglio…

Poi vennero gli anni 60 e con loro una rinnovata voglia di cambiamento e di praticità che fece abbandonare a noi “maschetti” il doppio petto in favore nel “mono”, più semplice da portare e più pratico in tutte le occasioni. Ed in poco meno di un decennio, gli anni 60 hanno mandato in soffitta il glorioso double breasted.Certo non sono mancati esempi di “resistenti” che hanno continuato a portare il loro baluardo di eleganza senza tempo anche negli anni 60 e 70, ma hanno rappresentato “una nicchia” di mercato, ormai invaso da colletti bianchi in abiti mono petto “sfreccianti” nelle loro Fiat 1100.

Tornando ai giorni nostri, mi è capitato di recente di partecipare come spettatore, ad un convegno di aggiornamento  professionale, e non ho potuto non costatare che su una platea quasi esclusivamente maschile di oltre 300 persone, ci sarà stato si è no un doppio petto in giro…il mio :-) Questa osservazione della realtà mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo e per cercare di diffondere “il verbo” del “double breasted“, o almeno per dire…esiste un’alternativa alla mono…tonia..

La giustificazione che sento più spesso parlando con amici di questo capo è che non si ha il fisico per poterselo”permettere”. Io ritengo, invece che oggi, non abbiamo più quelle divise rigide e dritte di 50 anni fa con le spalle da gladiatore…gli stilisti si stanno impegnando molto per “alleggerire”, accorciare e rendere fruibile ogni giorno la giacca doppio petto; più che altro ne farei un discorso di sicurezza interiore e predisposizione psicologica a portarlo bene, unita anche ad una discreta dose di egocentrismo…. ecco allora che, se dubitate di avere queste caratteristiche, allora si, lasciate stare il “doppio petto”!

Mi perdonino gli storici ed i sociologi per la superficialità con cui ho parlato di 50 anni di storia in due righe…ma l’oggetto dell’articolo è il double breasted, non la storia d’Italia, per cui ora cerchiamo di dare alcuni punti fermi sulle caratteristiche che la giacca doppio petto deve avere. Diciamo subito che non mi soffermo sulle differenze che si possono trovare tra i vari modelli di giacca (spalla,revers, patta, collo, etc.) che andrò ad analizzare un’altra volta, e che sono comuni anche alle giacche “mono petto”, ma dei tratti distintivi del capo double, rispetto al single.

Si parla di doppio petto tutte le volte in cui l’abbottonatura della giacca non è centrale, bensì si colloca sul lato (destro per gli uomini e sinistro per le donne). Esistono innumerevoli “tipi” di doppio petto, che si distinguono principalmente per il numero di bottoni. 

Il “classico” è il 6 bottoni, dove sono due quelli che si allacciano (uno esterno ed uno interno sullo stesso lato), mentre quelli superiori, di solito sfalsati per riprendere la linea dei risvolti, sono ornamentali, così come quelli inferiori, di cui uno sarebbe allacciabile ma con dubbio esisto estetico.

Più delle parole un disegno descrive meglio le varie opzioni di abbottonatura della giacca doppio petto:

26/02/2014

In foto il classico 6 bottoni, il più bello a mio avviso (si sono di parte anche perché la giacca in foto è la mia!)

26/02/2014

Ma perchè quest’articolo sul “doppio petto”? Semplicemente per dire che oggi mi andava di indossare questa giacca…l’ho fatta difficile? Beh allora vi dico, che secondo alcune statistiche che ho letto in rete, con specifico riferimento ai blog, i lettori mediamente rimangono sempre molto poco a leggere, circa 96 secondi, dico mediamente. Non e’ un gran lasso di tempo, se pensiamo che alcuni articoli sono piuttosto lunghi. Di conseguenza, molti blogger accorciano gli articoli dentro a questa misura temporale di lettura, magari non esprimendo tutto ciò che vorrebbero proprio per i ristretti “tempi tecnici”….beh io non mi intendo di giornalismo e di quanto deve essere lungo un articolo, dico solo che se siete arrivati fino a questo punto vuol dire che va bene! Per premio (che presuntuoso che sono!) metto una foto del mio outfit di oggi, in cui, guarda caso, indosso una giacca double breasted :-)

Happy Wednesday!

26/02/2014

 

Tartan…facciamola semplice

 Oggi mi sono svegliato “tartan”…e quindi? Cerco di spiegarmi con un esempio fotografico:

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Ho messo questa giacca di Geremia (57% lana – 43% cotone) che a volte dimentico nell’armadio perché di difficile abbinamento. Il tartan, infatti lo reputo un disegno abbastanza sportivo ma nello stesso tempo, dati i molteplici colori, anche “vistoso”. Completano il capo due toppe di colore verde e rosso che riprendono puntualmente i colori della giacca, e ne rappresentano probabilmente il tratto distintivo e che, insieme a bottoni ed asole rosse lo rendono un capo “interessante”.

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Discorso asole maniche: personalmente preferisco aprire solo il quarto bottone, o al massimo il terzo. Infatti, ritengo che in orario di “ufficio” i bottoni delle asole non debbano mai essere aperti oltre…il discorso cambia al calar del sole, magari davanti ad un aperitivo dove il relax prende il posto della cravatta e la voce diventa più bassa…ma questo è un altro discorso, perchè si sa, la sera le regole sono diverse…e comunque, per inciso, non metterei mai una giacca in tartan la sera…

Happy tuesday!

Cos’è il “tartan”: è un particolare disegno dei tessuti in lana delle Higland scozzesi. Questo disegno, che in Italia si chiama scozzese è ottenuto con fili di colori diversi che si ripetono con uno schema definito, uguale sia nell’ordito che nella trama, denominato sett. L’armatura del telaio per tessere il tartan è la saia. I blocchi di colore si ripetono verticalmente e orizzontalmente in un modello distintivo di quadrati e linee che, intrecciandosi, danno l’apparenza di nuovi colori miscelati da quelli originali.

 

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Moda uomo: pantaloni sempre più stretti e corti

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E’ da un po’ che osservo come nelle collezioni di quasi tutti gli stilisti nazionali e non, c’è un’ ormai consolidata tendenza ad accorciare l’orlo dei pantaloni ed a stringere il fondo al di sotto dei classici canoni di buon gusto ed eleganza.

Ora, al di là di giudizi meritori, mi soffermo sul confrontare ciò che era e ciò che è. Non cito alcuna bibliografie o studio accademico, quindi o vi fidate oppure pazienza…fino a qualche anno fa si diceva che l’orlo dei pantaloni doveva “appoggiare” sulla scarpa fino addirittura a coprirla per i 2/3 e, di conseguenza la larghezza del fondo del pantalone era abbondantemente sopra i 20 cm, proprio per consentire al pantalone di coprire la scarpa. E non mi riferisco agli anni 70 ed alla moda dei pantaloni ” a campana” ma mi colloco, in questa osservazione, intorno alla metà degli anni 90.

Oggi il concetto di pantalone “sartoriale” si è, a mio avviso, un po’ confuso con quello di pantalone “stretto”. I canoni odierni manterrebbero (il condizionale è d’obbligo) ancora una certa “dignità” e salvo esaltazioni di qualche “stilista” ancora oggi il buon vecchio sarto ci consiglierebbe di non osare troppo sia a livello di lunghezza che di fondo gamba. Almeno il mio è solito dire così…con l’aggiunta “poi fai tu…”, ed lì che sbaglia!

Se però guardiamo le riviste di moda (guardiamo? riviste? come sono antico!) il pantalone non tocca neanche più la scarpa, anzi nel migliore dei casi la sfiora..nel peggiore lascia anche un paio di abbondanti centimetri di calza (quando c’è) in bella in vista.

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Inoltre la larghezza del fondo del pantalone scende a vista d’occhio e se, fino ad un paio di anni fa un fondo 17,50/18,00 cm era “ok” oggi sembra verosimilmente largo. Infatti, inutile dirlo ma ormai il fondo “veleggia” verso i 16 cm e bisogna stare attenti la sera, quando ci sfiliamo i pantaloni, a che non ci sia nessuno intorno, perché l’operazione potrebbe diventare ardua e pericolosa…

Ora, io non entro nel merito, perché se dico che sfilare i pantaloni diventa arduo è perché l’ho provato sulla mia pelle! Allora, in questi casi consiglio un fondo stretto (appunto sotto i 17 cm) solo se il pantalone ha una percentuale di “elastane” che ne consente un certo agio, in fase di utilizzo. Per quanto riguarda la lunghezza consiglio di mantenersi almeno rasenti alla scarpa in tutte quelle occasioni formali in cui sono presenti zie, nonne e così via, al fine di non dover dare troppe spiegazioni, comunque a loro poco comprensibili, o magari ad un colloquio di lavoro..

Nonostante queste raccomandazioni ecco come vado in giro io….pantalone sopra la caviglia con fondo 16 cm..tanto non avevo colloqui di lavoro o incontri di famiglia 😉

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Ultima riflessione riguarda il risvolto dei pantaloni che io preferisco fare sempre in quelli formali (tranne lo smoking), lasciando libertà di scelta in quelli più casual. Il risvolto  lo faccio da 4 cm ma molto dipende dall’altezza della persona; più si è bassi più il risvolto alto accorcia la figura. In ogni caso, a prescindere dall’altezza non andrei mai oltre i 4 cm.

Non voglio aprire il discorso “calzino si, calzino no” perché sarà oggetto di un altro post..per ora mi limito a dire…rispettiamo le stagioni please! In inverno i calzini mettiamoli, a meno che non siamo scappati di casa per un incendio o un terremoto…

Alla prossima!

Pied de poule in cashmere e giornata di sole…

E’ vero che è lunedì, è vero che la giornata inzia in salita…ma uscire per andare a lavorare con il sole non ha prezzo…
Happy monday!

24/02/2014Cos’è il “pied de poule”:In termini tecnici il “pied de poule” si ottiene intrecciando (a coppie fra di loro) quattro fili di colore diverso, con cui si disegna una sorta di scacchiera, ma i cui riquadri ricordano le impronte lasciate dalla zampa della gallina. Ci sono anche delle varianti al classico “black & white” con cui di solito si identifica, ma la lavorazione seguita è sempre la stessa, così come il suo luogo di nascita che la tradizione fa risalire alla Scozia, intorno al 1800.

Domenica…tempo di pensieri

Finalmente domenica, direbbe qualcuno, ma a me la domenica fa un effetto strano. Non posso negare che, essendo per me un giorno di riposo dal lavoro apprezzo molto di più i piccoli gesti quotidiani che posso compiere con dei tempi “umani”. Ad esempio fare colazione senza guardare l’orologio a me sembra già una grande conquista, che mi propongo di replicare anche dal lunedì al venerdì ma senza successo, per ora. Tra l’altro in economia il tempo libero è qualcosa che vale sempre di più man mano che descresce, ma questi sono altri discorsi e non certo domenicali..

Però a me capita che quando ho più tempo per pensare mi faccio anche molte più paranoie su quelle piccole cose che durante la frenetica settimana lavorativa non ho tempo di farmi e finisco nel pensare a problemi “non problemi”…a volte non avere tempo fa pensare solo alle cose concrete ed importanti e non so se questo è un bene o un male..

Decido di passare la domenica a passeggio per le strade della mia città, dove incontro molti bambini mascherati e così mi viene in mente che effettivamente, siamo a carnevale! Così, in spirito di contraddizione con l’eccentricità delle maschere, ho scelto un outfit ispirato alla semplicità, cercando di non banalizzarlo però…

E così l’intramontabile paio di jeans, camicia e maglione, aiutano sempre ad uscirne fuori…nulla di più semplice no? Il tutto è stato abbinato ad un paio di mocassini con fibia  di Borgioli ed uno spolverino blu “double face” di Henry Cotton’s.  Il jeans è di burberry’s, così come la cinta, mentre la sciarpa l’ho presa in un mercatino dell’usato ed è priva di etichetta, quindi no brand e va bene così. Orologio con cinturino N.a.t.o. che, ultimamente mi sta piacendo rispetto ai tradizionali cinturini in pelle.

Sugli orologi, credo che dedicherò un post, data la mia passione e soprattutto venendo da una famiglia che è stata nel campo dell’orologeria per quasi 40 anni..

Lascio un piccolo contributo fotografico dell’outfit di oggi..e buona domenica!23/02/201423/02/2014

23/02/2014